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Archivio Settembre 2006

Del matrimonio

28 Settembre 2006 25 commenti

Ieri, un amico, mi ha chiesto perchè voglio tanto sposarmi.
Il dialogo.

- Insomma, Carrie, cosa ti spinge esattamente a questo desiderio irrefrenabile?
- L’ho sempre desiderato, fin da bambina.
- E che vuol dire?
- Che se a sei anni disegnavo tulle pizzi e veli bianchi, ci dovrà pur essere un motivo.
- Vabbè, ma cosa pensi, che se uno si sposa vive insieme felice per sempre amen, e se non si sposa no?
- Che c’entra, è una legittimazione formale.
- E senza non ci si può amare, fare figli, ecc?
A questo punto doveva scattare il ” ce sei venuto o te c’hanno mannato ” ma sorrido e rispondo.
- Certo che si può, ma io i figli li voglio fare all’interno di un matrimonio.
- Ma se mi hai sempre detto che i figli non li vuoi!
- Vabbè, insomma, nel caso che un giorno ne volessi, tanto vale che mi trovi già un bel pezzo avanti, no?
- Vabbè ma questa veste formale a che serve in sostanza?
- A tutelarmi.
- Contro che?
- Beh, per dire, se scazziamo e ci mandiamo a quel paese la casa coniugale restammmè.
- Quindi è un discorso solo venale?
- Ma no, che c’entra, è per amore, perchè così mi sento più amata, perchè ho molto più diritto di incazzarmi se rientra tardi la sera, pechè posso fare legittimamente la gelosa, perchè posso dire “ciao, questo è mio marito”, perchè nessuno mi chiederà mai più se mi sono sistemata, e poi si, è anche un discorso di pensione di reversibilità.

Insomma, diciamo che ai miei deliri matrimoniali giovanili, tutti puntati sul tulle e sul pizzo e sulla bomboniera a forma di pierrot e sulla orrenda fotografia delle nozze appesa sul letto al posto della madonna, e sul lancio del bouquet che poi quale lancio io il bouquet non lo lancerei mai, a tutto questo, nel tempo si è aggiunta l’esperienza professionale che insegna che una donna si DEVE sposare. In comunione dei beni. Con un uomo abbiente. E deve riprodursi, non foss’altro per tenersi la casa, quand’anche fosse dei suoceri, che tanto, sei femmina, madre, resta sempre a te, pensa un pò, la legge italiana.
Poi dice che non c’abbiamo vantaggi.

La decerebrata, posseduta dai neuroni e traboccante di intelligenza, come folgorata dall’intuizione del secolo ha suggerito:
- Ma scusa Cattie, tu prendi la pillola?
- In un certo senso, si.
- E il tuo ragazzo, lo sa?
(Glisso sulla gentilezza dimostrata nell’apostrofare ” ragazzo ” il fossile del paleolitico).
- Si, certo che lo sa.
- Ma scusa, non puoi non prenderla più, senza dirglielo?
- A quale fine ? – inorridita dalla possibile risposta.
- E’ chiaro, resti incinta e lui ti sposa. Lo vuoi capire che è l’unico modo? Non ti dirà mai no, penserà che è successo per caso e sarete tutti felici e contenti.

DATEMI UNA BERETTA. SUBITO.

32 lune

18 Settembre 2006 22 commenti


Dunque, per chi non lo sapesse ma soprattutto per chi se ne fosse dimenticato (LISA puoi riparare subito con una mail, un regalo, una telefonata e dei fiori) sabato 16 Carrie compiva 32 anni.
32 lune, di cui due trascorse a corteggiare Vet.

Venerdì 15 settembre, casa di Vet. A cena, lui dice che non mi ha comperato nessun regalo, che non ha trovato nulla di adatto. Ovvio, non gli credo, sta giocando. Anche perchè, lui non sa, che già da qualche giorno, nel libercolo dove appunta le spese, ho avvistato un “euro 500: varie”. Che non può essere altro che il mio regalo.
Scoccata la mezzanotte, esce sul balcone, torna con un mazzo di rose rosse che aveva sapientemente occultato nel vano della caldaia, rischiandone l?appassimento precoce, peraltro.
Voi non ci crederete.
Ho 32 anni, e sono le prime rose ROSSE della mia vita. Ho ricevuto delle rose si, screziate, rosa bianche, gialle, e dei tulipani rossi, delle gerbere rosse, ma mai, prima d?ora, delle rose rosse.
Il che, già cagiona una punta di luccichio nei miei pupilloni.
Però, subito rinsavisco e torno nella bestia lamentosa che alberga in me, e quasi mi urto, perché non scorgo biglietto alcuno nel detto mazzo.
Ringrazio, attendo il dono che sarebbe seguito, niente.
Continuiamo a vedere American Beauty, faccio la vaga, andiamo a letto.

Al mattino successivo, Vet mi porta il caffè a letto, cincischiamo per la casa tutta la mattina, dopo pranzo mi dice che il mio regalo è giù in garage.
Nel pomeriggio usciamo a passeggiare, prendiamo la Smart dal garage, non mi consegna né avvisto nessun pacco. Comincio ad innervosirmi.
Tornati dallo shopping, resto basita alla notizia che non ha organizzato nulla per la cena, nel presupposto che lo avrei fatto io. Sono due anni e spicci che stiamo insieme, tre compleanni sono passati da allora, i primi due entrambi mai festeggiati insieme per ragioni familiari, prima, e ospedaliere, dopo. E? quindi la prima volte che gli è concessa la possibilità di festeggiarmi in grande stile. E non la sfrutta!
Penso di infangargli la casa per punizione, torniamo a casa , ho su un muso da brontosauro lungo almeno due metri, lui non capisce perché io sia così rabbuiata. Sono le 19.00 e del regalo ancora nemmeno l?ombra.
Mentre si decide sul da farsi, prenota per la cena in una pizzeria dove andiamo solitamente, vicino casa sua.
Cioè, è il mio compleanno e tu mi porti a cena nella solita pizzeria??? A me, la quintessenza, l?apogeo della femmina lamentosa?
Ma Vet è uno che stupisce con effetti speciali. Speciali, almeno per me. Arrivati a casa, mi dice ?ma dai, disdico, restiamo a casa che piove ?, e si mette a fare le lasagne. Bicchieri di cristallo, candele, vino, torta e anche candelina.
Poi, dice, ? scendo un attimo a prendere in garage le sciocchezze che ti ho comprato ?.
E torna con due pacchi, contenenti un piumino bellissimo d?ochissimo ed una borsa della stessa marca deliziosissima ma, soprattutto, un biglietto, ma un biglietto, una nostra foto che lui ha stampato e sotto alla quale ha scritto delle cose, ma delle cose, così romantiche che?ancora piango.
E la decerebrata, invece, c?è rimasta male, che si aspettava un altro dono. Venerdì mi aveva augurato ? spero che ti faccia un bel regalo?magari un bell?anello?una fedina?oppure no, proprio una Beretta di brillanti ?.
? Scusa – dico io, convinta di aver sentito male quella B – una fedina o.. ? ?
?Una Beretta!! ?.

Mandiamola a ? La Pupa e il secchione ?. Lei non recita.

Stato civile Zitella

5 Settembre 2006 34 commenti

Cari amici, bentrovati.
Ieri è stata la mia prima giornata di lavoro, sicchè, voi capite, avevo l’umore da ” mi è morto il gatto sotto al 31 barrato ” e non me la sentivo di scrivere granchè. Poi però, nel pomeriggio, è tornata la decerebrata, inguainata in microgonna di pelle nera ( embè, l’estate sta finendo, oggi verrà con i collant presumo) microtop fucsia trasparente, e sandalo a cui il laccetto che lega la caviglia è stato sfilato via, pertanto camminava come la Cruz in ?non ti muovere?, un pò strascicando i piedi, che le scarpe le si sfilavano dai talloni. Il solito mignottone, in sostanza. Ma è tanto cara.
Ebbene, la mia estate è stata positiva, tutto sommato. Il viaggio in Bretagna superlativo, ho fatto delle foto spettacolari che andranno a comporre il mio solito libro post vacanze (ci sto lavorando già da sette ore) pieno di casine fiorite, gente simpatica (tutti, a parte i francesi, è più simpatico un astice nelle mutande, sono scortesi e supponenti, pare che pe strada ce stanno solo loro, e poi, pieni de bambini e de cani, ma che è? poi ho scoperto che al 4 figlio non pagano più le tasse, ecco perchè ne fanno uno ogni mattina, tacciloro) cibo ottimo ( frutti di mare in quantità, ostriche a iosa, a dei prezzi ridicoli rispetto ai nostri), ospiti cordiali (i proprietari dei bed and breakfast sono ordinati, puliti, gentili, quelli degli alberghi sono da investire con la macchina), strade allucinanti (si dice tanto che i francesi abbiano delle strade magnifiche, ma de che?? c’hanno sta fissazione della rotatoria che è pazzesca; eviterà anche gli incidenti, ma ti fa diventare cretino. Mentre segui una indicazione ecco che sul più bello non la vedi più, ti trovi davanti a una rotatoria, un cartello che dice ” tutte le direzioni? o ?altre direzioni? – altre rispetto a che? – e poi scopri che il cartello che ti interesava sta proprio sul mezzo giro della rotatoria, che per leggerlo però devi storcere la testa di 96 gradi, così che sulla rotatoria ce sbatti il muso, so imbecilli, nce gnente da fà).
Io e Vet, a core a core, siamo andati d?amore e d?accordo, abbiamo festeggiato il nostro anniversario in un ristorantino sul mare, vicino Mont. S. Michel, a ostriche e vino bianco, insomma, tutto molto romantico.
Piccola parentesi, perché non voglio rovinarmi la mattinata al ricordo, certo che gli ho chiesto di sposarmi. Cioè, in verità gli ho anche fatto un piccolo sconto, essendo in tema di saldi estivi, addivenendo anche solo alla semplice convivenza.
Questo il dialogo:
Carrie: ?amore, io non posso vivere senza te, ti amo, so che se non te lo chiedo ora me ne pentirò per sempre, te lo chiedo adesso, davanti a questo panorama mozzafiato ( immaginate: la costa bretone di granito rosa, un faro, poche persone, vento fresco, nulla più) ti prego amore, inizia questa pratica di divorzio, ti faccio tutto io, sposiamoci, saremo felici, non ti deluderò mai, sarò sempre al tuo fianco, ti amerò per sempre, e se non vuoi sposarmi, almeno andiamo a vivere insieme, vuoi?
Vet: ?No?.

Ecco, riprendetevi, che a me mi ci è voluta una mezza giornata. Poi si, abbiamo parlato, ci siamo spiegati, ma la risposta è più eloquente di qualunque scusa posta a supporto della risposta medesima.
Al ritorno dalla Bretagna, giusto due giorni a Roma, e via per Capoverde, vacanza che invece, col senno di poi, mi sarei risparmiata. Bel mare, buon clima, ma una desolazione, una povertà peggio che a Luxor, ti fanno un po? venire voglia di tornare a casa tua. Comunque, sebbene non soli ma accompagnati dalla coppia di amici suoi, oramai anche miei, siamo stati bene, meglio di quel che io mi aspettavo.
In queste vacanze io e Vet non abbiamo (quasi) mai litigato, al ritorno da Capoverde io avevo ancora una settimana di ferie, lui , invece, doveva tornare a (fare finta di) lavorare. Avrei voluto che fosse stato lui a dirmi : ? ma Carrie, fermati a casa mia, tanto io lavoro mezza giornata al massimo, tu ti fai le tue cose, poi ce ne andiamo al mare insieme o qualcos?altro ?. Ebbene, visto che lui non ce pensava pe gnente, quando siamo tornati dal viaggio sono andata a casa mia, così, per darmi un tono ( e disfare la valigia) poi, delicatamente e gentilmente, il giorno dopo sono tornata da lui perché?ehm.?passavo da queste parti ?, diciamo, e così per tutti i giorni a venire, fino a che non si è arreso e mi ha accolto, cedendomi (in comodato d?uso gratuito per una sola settimana) le chiavi di casa, così che io potessi andare e venire, far la spesa, comprare il giornale, andare al mercatino.
Quando un giorno è tornato dal lavoro, io lo attendevo bramosa, si è seduto sul divano, e io, carezzandolo dolcemente, ho sussurrato un ? amore, che bello rientrare qui con le chiavi?.sentire il tuo profumo sulla porta?andare a far la spesa per noi due..? , al suo non rispondermi, pensavo che stesse meditando sulla eventualità di cedermi il mazzo di chiavi per sempre?invece il suo silenzio era solo dovuto, più semplicemente, al fatto che con le mie soavi parole si era?addormentato.