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Archivio Aprile 2006

Uova di Pasqua, bacilli e piccole vendette

19 Aprile 2006 28 commenti

Venerdì mattina, primo giorno di ferie, il programma prevede parrucchiere alle dieci, e poi tour dei negozi.
Mi sveglio con un mal di gola inusitato, e due oggetti nella gola più simili a due cedri che a due tonsille.
Maledico la mia piscina e chi non regola le docce su temperature cristiane, e disdico il parrucchiere. Mi avvio dal medico.
La febbre, la sento, è già potenzialmente nel mio corpo, anche se ancora non si fa vedere. E se per caso non ci fosse, ci sarà.
Per la prima volta in 31 anni, in fila dal dottore, mi aggiudico un numero (essi, c’è da prendere il numerino come dal norcino) inferiore al 10.
Caspita, devo essere proprio fortunata.
Sono in fila il venerdì prima di Pasqua dal medico, nel mio vecchio pasoliniano quartiere, insieme a delle vecchiette incimurrite, che mi attaccheranno quello che non ho, ma sono molto fortunata.
? Dottore, la prego, mi estirpi le tonsille a mani nude, mi operi da sveglia, ma faccia qualcosa, è Pasqua e io devo partì ?.
? Tesoro mio, e che te do? Gli antibiotici te li sei fatti tutti (eh, pure gli antibiotici, na fatica) non so davvero più come aiutarti ?.
Dopo mezzora di travaglio, optiamo per l?azitromicina, me ne vado con la mia bella ricetta e ora si, la febbre c’è.

Driiiin. Il cellulare. E? Vet.
Non posso dirgli che sto male. Vet mi direbbe ? ma amore, non puoi girare così, ma dove vai, stattene a casa, riguardati ?. No, non posso dirglielo. Che poi si mette in testa ancor di più questa cosa che le donne dopo i 30 anni vanno cambiate con due da 15, perchè si ammalano troppo spesso.
Rispondo. ? Amore, sciaooooo, ma certo, son pronta si, dal parrucchiere? No, non ci sono andata perché?..ehm?perchè mi ha chiamato lui, si, ha disdetto perché è malato. Sto in giro sisi, ora torno a casa, preparo due cose e poi possiamo partire, a dopo, sciaoo tessoro ?.
Bugiarda fino all?astragalo.

Torno a casa, ingerisco subito il primo pasticcone, guardo il termometro e respingo l?idea di sapere quanta febbre ho. Lo metto nella borsa.
Vet arriva alle due. Se ne accorge subito, cazz, a quest?uomo non si può nascondere nulla.
Ma ormai siamo partiti, è contento anche lui. Arriviamo all?ameno paesello alle tre.
Venerdì sera Vet partecipa alla Via Crucis da solo.. Questi suoi picchi mistici, in prossimità del Natale e della Pasqua, mi perplimono. O sperava d?incontrare qualche giovane donzella, visto che io ero sul divano con la febbre, oppure, attesa l?età ormai matura, sentendo l?ora del trapasso inesorabilmente più prossima, forse tenta con le indulgenze di guadagnarsi il paradiso, che il suo dimorare all?inferno è piuttosto certo, tante le nefandezze commesse in questa vita.

Sabato, comunque, già sto meglio. Discretamente, diciamo. Ci son venuti a trovare i suoi parenti, si è mangiato e passeggiato. Ed ecco arriva puntuale la mattina di Pasqua.Facciamo colazione, scarto l’uovo che mi ha regalato mammà (dentro c’è una minchiata, ne ero certa), Vet mi regala una tuta Freddy molto graziosa ( è un modo carino pe dì: movi le natiche che stanno affà tutt’uno coi sampietrini? e chi lo sa).Comunque, è sempre così gentile.
Siamo nel solito paesello dove non prende il cellulare. Solo Omnitel.
Ricordo che la scheda di Vet ha qualche mese di vita e che (dice) di aver dato il numero solo agli intimissimi.
Quando esce per fare la sua corsetta, guardo il cellulare come un cane guarda la ciotola di Chappy.
Ma non lo tocco. Nonnò. Non voglio guardarci dentro.
Suona.
Bastardo, ma non potevi aspettare che lui torni per suonare? Perché, perché il destino mi mette alla prova e lo fa suonare proprio mentre lui non c?è!!!!
Un numero omnitel ignoto. Cioè, non rubricato. Ettepareva.
Troppo facile se chiamasse la cognata, io potessi rispondere, ci si scambiasse gli auguri e amen. No?
I fratelli, non sono.
I figli, nemmeno.
Resta solo una possibilità: la ex moglie, che possiede, solo lei sa perché (penso sia per confondermi), 545644 schede omnitel diverse tra loro.
Non perdo tempo.
Menu ? chiamate ? chiamate perse ? 348??. ? cancella ? yes ? are you sure? ? Todettodesì.
Più tardi, Vet torna, insieme andiamo in piazzetta, unico punto dove c?è campo, accendiamo i nostri cellulari.
Bip bip Pipo pipo zum zum, tutti chiamano e scrivono, auguri dequa, auguridellà, l?unica differenza è che Vet al telefono ci sta per davvero, io invece lo tengo solo all’orecchio, ho messo la vibrazione nziamai suonasse, e faccio finta di parlare, accennando ogni tanto un ? ohhh, ma pensa, si certo, come no ? in modo tale che lui pensi che io sia occupata con le mie conversazioni e non lo ascolti più di tanto, mentre invece capto benissimo ogni sua parola. Parla con i fratelli, con l?amico del cuore, e poi con i figli; ? ciao tesoro, come va li, dove siete? Ah dalla nonna, falle gli auguri, ah si? Mamma ha provato a chiamarmi con un altro numero? Eppure non c?è nessuna chiamata persa?avrà sbagliato numero, lo sai che mamma cià na certa età ? – (la sua).
Rido, oh come rido.
A me ste telefonate con la scusa degli auguri di Pasqua mi innervosiscono.
E la megera, ringraziasse il cielo che non le ho risposto io. Che ho saputo dalla cognata di Vet che alcuni parenti sono in difficoltà nel dirle che vengono da noi perché lei fa un sacco di domande (dopo dieci anni di separazione e nove che sta con un altro, ma che cosa mai vorrà dalla vita di quest?uomo, chiedo io), che vuole sapere con chi sta Vet, e questa lei (IO) come è, e come non è.
Lei com?è?
Ho quindici anni meno di te, non ho rughe nè rotoli de coppa, sono più sveglia e non devo tingere i capelli bianchi e, per di più, me stai antipatica.
Buona Pasqua, il tuo ex marito lo sentirai martedì. Tiè.

E questa è sfiga

11 Aprile 2006 38 commenti


Martedì scorso, nozze d?argento degli amici di Vet.
Al mattino, vado a studio già pettinata a dovere, la mia mamma ha composto un mezzo chignon con la coda che esce dal centro.
E? la mia pettinatura classica da cerimonia. Sempre quella.
Ciò che dovrò indossare lo porto appeso ad una stampella, le scarpe le ho già su, i collant di riserva nella borsa.
Arrivo a studio, miracolosamente quasi subito trovo parcheggio davanti al portone. La giornata sembra essere molto fortunata.

Da qualche giorno nel palazzo ci sono un gruppetto di lavoranti, extracomunitari ovviamente, manco a dirlo, che stanno smontando un pò tutto, per rifare non so cosa.
Chiamo l?ascensore, li sento lavorare della grossa ai piani più alti.
Esco dall?ascensore.
Una pioggia di polvere e piccoli calcinacci mi cadono addosso.
Stanno lavorando al MIO piano.
Proprio oggi.
Proprio oggi che ho lo chignon già fatto che, a questo punto, sarà adornato da tanti piccoli grumi di cemento.

I tre rumeni hanno incellophanato tutte le porte per evitare di sporcarle.
Così, quando mi vedono, si fermano per un attimo, fanno qualche apprezzamento nella loro misteriosa lingua, spostano la plastica e mi lasciano entrare.
Non ci posso credere.
Meno male che il vestito è dentro al portabiti.
Andrò via un paio d?ore prima per essere in chiesa all?ora della cerimonia ( si perché a questi non je basta essersi sposati, rinnovano anche i voti, oggi, dopo 25 anni, bah)
La decrebrata mi ha assicurato che oggi, per una volta, sarà qui puntuale, in modo da lasciarmi andare via tranquilla col dovuto anticipo.
Alle quattro meno dieci comincio a preoccuparmi. Doveva essere qui alle tre e mezza. Poco male, arriverà.
Intanto, comincio a vestirmi e ritoccare il trucco.
Cambio il collant, metto su l?abituccio elegante, tutto nero, ovviamente.
Tac.
Salta la luce. Non che mi interessi, è ancora giorno, ci si vede. Penso che i rumeni abbiano fatto saltare la corrente mentre lavoravano. Quando da noi va via la luce, anche i telefoni non funzionano, visto che passano tutti per un centralino.
Sono quasi pronta, ormai sto per uscire. La rintronata ancora non è qui.
Squilla il mio cellulare. E? l?avvocato.
? Carrieeeee, ma perché a studio non risponde nessuno, il telefono che haaaaa?
? Avv., calma, aspetti, io sono ancora qua, però è saltata la luce e quindi non funziona il telefono, penso che gli operai abbiano fatto qualche danno ?.
? Lei non deve pensare, LEI DEVE VERIFICARE. Io non posso stare senza telefono nemmeno un?ora (se sente molto berlusca in campagna elettorale) chieda, parli con gli operai o col portiere e verifichi, altrimenti cito tuttiiiiii ?
? Ok, provvedo ?.
Sono le quattro. Cazz.
Esco sul pianerottolo tra la povere e il calcestruzzo, affondo le mie belle scarpine col tacco a spillo nella marana che c?è a terra, e chiedo ai rumeni ? scusate, ma la luce è saltata per caso o avete proprio tolto la corrente per poter lavorare? ?
Me guardano, ridono, e me rispondono in rumeno. Affanculo.

Scendo, ovviamente a piedi, che l?ascensore è pieno di sacchi di pezzi di intonaco, e vado dal portiere. Il nostro portiere è affetto da sindrome x fragile. Cioè, un po? più di autistico.
E? proprio deficiente.
So già che non mi servirà parlare con lui.Tento.
? Mi scusi, senta, ma la luce tornerà, si sa perché è andata via, sa come è fatto l?avvocato, tra cinque minuti cita in giudizio tutti per danni, tanto le cause non le paga, le faccio io ?
? No?ehm?.è che?..ma guardi che?(intanto rotea gli occhi all?insù) ?il problema è solo vostro, la luce qua c?è (non mi ero accorta che nell?atrio la luce è accesa, è giorno e non ci si fa caso), si vede che è saltato il vostro contatore ?.
Un po? scettica, risalgo, sempre vestita da cerimonia, sempre a piedi, e torno su, a questo punto un po? sudaticcia visto che il caldo incombe.
Provo a far scattare il contatore. Niente. Richiama l?avvocato.
?Carrieeee allora ancora non è risolto il problema?ma io dicoooo??bau bau roarrrrrrrr ?
Gli spiego la situazione.
?Avv., temo che queste persone abbiano cagionato un danno a noi, proprio a noi, solo a noi. Che devo fare? ?
? Carrie, ma io dico, un po? di spirito di iniziativa! Se fosse casa sua che farebbe? ?
? Se fosse casa mia me ne andrei, che ho i capelli che si stanno scompigliando, il trucco che mi si scioglie per la fatica e la calura e le scarpe impolverate dall?intonaco, e mi aspettano in chiesa, che devo pure legge il salmo responsoriale, porca paletta, però mi rendo conto che non è casa mia, quindi mi dica cosa vuole che io faccia e lo farò ?.
Scendo nuovamente giù dal portiere, sempre a piedi, per invitarlo a chiamare il pronto intervento Acea. Mi guarda, con quell?aria da capitone un po? stordito dalle mazzate che gli si danno prima del cenone della vigilia, e mi dice ? ah ma guardi, lo sapevo che il danno era solo vostro, infatti il pronto intervento l?ho già chiamato ?.
? Ma scusi, dieci minuti fa mi ha detto che era un semplice problema di contatore, perché mi fa fare 545454 piani di scale a piedi, tra i serci e l?afrore dell?ascella rumena se le cose le sa già? ?
Mistero.
E? deficiente, del resto, non gli si può chiedere di più.
Sono le quattro e venticinque, l?altra deficiente ancora non si vede, le lascio le chiavi dall?autistico e, dopo essere risalita a darmi una sistemata, me ne vado, distrutta.
In chiesa siamo pochi, una ventina di persone. La sposa, 47 anni ben portati, è in beige, tutta tempestata de pietre preziose pure sulle scarpe. E? di quelle donne un po? Kitsch, però è simpatica.
Vet_bello_come_er_sole, inutile dirlo.
Quando la sposa mi chiede di reggerle il bouquet, mi rendo conto di un incredibile colpo di culo: essendo tutti i presenti di età matura, coetanei di Vet per intenderci,
SONO L?UNICA INVITATA PRESENTE NON CONIUGATA.
Ossia, ci sarebbe la nipote della sposa, ma convolerà a giuste nozze in giugno, quindi è promessa, e non conta.
IL BOUQUET MI SPETTA DI DIRITTO.
Non dovrò esibirmi in carpiati tripli per riuscire comunque a non prenderlo, come ad ogni matrimonio.
Dopo la cerimonia, ci diamo appuntamento al ristorante.
Ma ivi giunti, apprendo una terribile verità: la sposa non lancerà né regalerà il suo bouquet. Lo vuole conservare perché glielo ha regalato il suo figliolo e ci tiene.
Voglio morire, adesso.
Qui.
Non ho speranze, non c?è zanzariera o bouquet o fattucchiera che tenga, non ci riuscirò. Carrie_zitella.
Ma ecco, mentre formulo questo pensiero, vedo partire, diretto verso di me, il tappo dello champagne. Forse ho ancora una chance.
Ondeggia?.fa una spirale sopra al tavolo?arriva?..pum.
All?ultimo, una deviazione.
Becca Vet, che è accanto a me. In piena fronte.
Vet è già sposato.
Non lo so, passatemi pure la scopa sui piedi, tanto ormai, più di così.

piccolo post scriptum, aggiunto:
mi è appena arrivata una mail dalla redazione di ” qui bellezza “.
Nell’oggetto che dice?
” Si, mi sposo “.
Mavaff……

Le ex fidanzate non muoiono mai

6 Aprile 2006 20 commenti


Le ex, da sempre il mio tormento, la mia croce, il mio problema.
Sempre, in ogni relazione, hanno rappresentato il mio incubo notturno e diurno.

Andando a ritroso nel tempo cerco le origini della mia morbosità.
Eh si, perché?quando si parla di ex, quando la ex telefona, quando la ex ESISTE, il battito aumenta, la salivazione pure e in bocca mi ritrovo una vaschetta dei pesci. E di li, inizia la penosa ricerca..foto, lettere, bigliettini, regali, e_mail.
Per cercare di capire, analizzare, identificare con chi si ha a che fare.
Credo che tutto sia cominciato quando, a 15 anni, stavo con un ragazzo di nome Andrea.
Posso permettermi di dire il suo nome perché non si ricorderebbe chi sono nemmeno se mi incontrasse sul pianerottolo di casa sua.
Andrea, di cui ero innamoratissima anche se stavamo insieme solo da qualche minuto, mi lasciò per la sua ex, della quale era ancora innamorato.
Da allora, deve essere successo qualcosa.Oltre a gettarmi in uno sconforto dal quale sono uscita solo con uno shopping compulsivo, mi ha trasformata in un vampiro pronto a bere solo sangue di ex.
Anche perché, tutti gli uomini che son venuti dopo, hanno presentato sempre un minimo comune denominatore (oltre a quello, ovvio, dell?essere bugiardi e infami) : una ex ?PIU??.

Ove il termine più racchiude in sé varie fattispecie: dalla ex più bella a quella più ricca, dalla ex più colta alla ex di cui erano più innamorati.
Uno dei fidanzati con cui ho trascorso più tempo, per dire, aveva ben due tipologie al suo attivo: la ex più bella e quella più ricca, in due persone distinte, chiaro.
Non si curò mai di occultare queste notizie ma anzi, di divulgarle, acciocché io diventassi sempre più gelosa, sospettosa, e che la mia autostima si prendesse le ferie e cambiasse poi residenza.
La ex più bella, era grazie a Dio anche scema (ahhh, il giorno che trovo quello con la ex bella e intelligente voglio trasformarmi all?istante in un pescatore greco senza denti) ed era sempre là, occhieggiante dalle foto che egli manteneva nella sua stanza.
La ex ricca, invece, ancora lo cercava, lo invitava alle sue cene di prestigio così che, a 19 anni, cominciai a soffrire di colite spastica da ansia.

Il ragazzo successivo, aveva il modello ?più bella?. Sembrava molto innamorato di me, premuroso, gentile come un principe azzurro (tranne per il fatto che essendo di Cosenza, era più scuro e peloso che azzurro) .
La prima volta che mi invita a casa sua, mi fa trovare una rosa sotto al piatto (che infatti, quasi casca), una rosa sul letto prima di andare a dormire (meno male che era sopra la coperta o avrei ancora le spine nei cuscinetti adiposi), poi, dopo cena fa: ?vuoi vedere un po? di foto? ?
? Ma certo, come no ?.
Foto di lui bimbo, foto dei suoi, foto del cane?foto della sua ultima macchina, una spider che poi aveva venduto a causa dei consumi eccessivi. ? Vuoi vederle le foto della Spider? ?
? Certo, le macchine non mi interessano, ma perché no ?.
Per una curiosa coincidenza, sul cofano della predetta, alloggiava seminuda una bionda bonazza e ammiccante orpellata di rossettone rosso carminio e boccoli dorati, praticamente Shirley Temple diventata grande e zoccola.
? E questa, scusa, che ce fa sulla macchina tua? ?
? Ah, quella? (con l?aria vagamente distratta) quella è la mia ex, una ragazza..beh si, molto bella, come puoi vedere, prendeva il sole?ma io volevo mostrarti la macchina, mica lei ?.
Eccerto.

Poi è venuta la volta della Foca Monaca, che invece sfoggiò il modello ? più adorata ?.
La tipa in questione, fiorentina, era stata uno di quegli amori folli per cui si percorre la Roma Firenze una volta alla settimana su una ruota sola per arrivare più velocemente. La donna da sposare, insomma, anche se era cerebralmente piuttosto squilibrata.
Mai trovate sue fotografie, è rimasta nel mio immaginario, come lui l?ha descritta, cioè la copia di un’attrice. Bah. Lo ha perseguitato per i primi sei mesi del nostro fidanzamento con telefonate varie, sicchè ne diventai ben presto gelosissima. L?apice arrivò quando Foca mi regalò la sua vecchia auto, e ne comprò una nuova. Bel gesto, si. Non si degnò, tuttavia, prima di consegnarmela, né di farla lavare (dentro c?era de tutto), né di asportare i propri effetti dall?interno, così che, insieme a bottiglie vuote, calzettoni usati a calcetto alle medie, copie dell?88 del corriere dello sport, trovai anche numerosi bigliettini e lettere, che lui scriveva a lei, adorante, nella pausa benzina all?autogrill mentre da ella si recava. Puahh.
Che classe, sti uomini miei.

Vet no. Vet occulta, tace, non racconta. Quindi, devi aprire bene le orecchie,captare segnali radar mentre parlano i suoi amici, non distrarti mai, perché dalla sua bocca, se esce qualche notizia, è solo per distrazione.
Vet si lasciò solo sfuggire, appena conosciuti, parlando con un amico, che la sua ex moglie era tanto imbestialita quando lui la lasciò perché la lasciava per una più giovane e bellissima. Sottolineo bellissima, che giovane, grazie al cielo lo sono anch?io. Ebbene, la bellissima è, appunto, la sua ultima relazione stabile. La donna con cui ha vissuto qualche anno dopo la separazione dalla moglie.
Ovvio che dopo due giorni da quel dialogo io cominciai a cercare le foto della medesima. Che, appunto, taccisua, è bellissima.
Non le è bastato per farsi sposare, però.
Infatti ha sposato un altro.
Ah, la ex moglie non desta preoccupazioni solo perchè ha quasi vent’anni più di me.

Se avrò mai un altro uomo dopo Vet, lo prenderò alle scuole medie.
Non correrò più il rischio di avere concorrenti, le accetto solo se portano ancora il ferretto ai denti.

Giornate quasi perfette

4 Aprile 2006 17 commenti

Ieri mi sono decisa: ormai siamo ad aprile, l?estate incombe e la cellulite pure: bisogna muovere le terga.
Così, dopo una accuratissima selezione di tutte le piscine disponibili in zona, ho scelto.
E si, perché Carrie_maniaca non può optare per una o un?altra cosa senza aver prima vivisezionato tutte le possibilità: così, dopo aver elencato in un foglio excel tutte le caratteristiche (non sto bene, lo so) corsi con orario più o meno scomodo, prezzo, se ci fosse da versare l?iscrizione o meno (essendo aprile, risulta un po? ridicolo), se fosse richiesto il certificato di sana e robusta costituzione (devo pagarlo il mio medico, per farmelo fare, è un falso) finalmente, ho deciso di tornare alla mia vecchia piscina.

E lo sapevo che sarebbe finita così. Perché Carrie_l?incerta odia i posti nuovi. Già odia lo sport. Poi, pensare di affrontare nuovi luoghi misteriosi, dove dovrà cercare gli spogliatoi, verificare se esistono armadietti, riuscire a capire come si aprono ma soprattutto come si chiudono (alcuni sono davvero oggetti non identificati), affrontare porte automatiche, accumulare monetine per quelle piscine gestite da imprenditori con le braccine corte che ti impongono di inserire i venti centesimi per ogni soffio di phon o per 3 minuti e mezzo di acqua calda?.non ce l?ha fatta, così, ha scelto un luogo sicuro, dove la sua ostilità verso lo sport sarebbe stata almeno confortata dalla piacevolezza di recarsi in un ambiente già noto.

Sono passati quindici anni dalla mia ultima volta qui.
E? interessante constatare che, a parte le mie terga un po? più parcheggiate verso il marciapiede, il tono muscolare che se ne è andato in ferie da tempi immemori, la mia acidità sempre in crescita, il resto non cambia mai.
Ho persino ritrovato il mio vecchio istruttore di nuoto, un uomo che quindici anni fa mi sembrava vecchissimo. Avrà avuto 35 anni a quei tempi, invece.
La mia ora di fatica è trascorsa annaspando bastevolmente. Ogni tre o quattro minuti ho guardato l?orologio, sperando che le lancette mi portassero rapidamente alle dieci.
Decisamente, lo sport non fa per me. Quando sono uscita puzzavo di cloro come un bagno appena lavato. Che non ho mai capito perché anche dopo la doccia il cloro ti resta attaccato come Carrie alle ginocchia di Vet.
Per asciugare i miei lunghi capelli con quei phon finti appesi al muro ci avrò impiegato venti minuti. L?unica differenza, è che quindici anni fa dovevo salire sulla panca per arrivarci. O li hanno abbassati, o sono cresciuta un pochino.
Unica innovazione: hanno posizionato delle cassettiere per custodire i propri valori. Inserisci il portafoglio o quello che sia, togli la chiave e te la metti nella borsa.
Posi la borsa nello spogliatoio, vai a nuotare, torni, e qualcuno ti ha zottato le chiavi dalla borsa e così anche tutto il resto.
Già perché i geni non hanno pensato che forse ci vorrebbe una persona che custodisca le cassettiere.
Troppo complicato.
Roba che quando avevo 17 anni in questa piscina mi rubarono anche la saponetta.
Tant?è che da quel giorno, ci vado vestita come fossi in Vietnam, completamente priva di addobbi, spoglia come un albero di Natale il sette gennaio.
E, il caso vuole, che quando una donna sia fortemente spoglia, incontri l?uomo più bello del mondo.
Proprio come quella che ha l?ascella sudata come il prosciutto crudo al sole d?agosto, i polpacci ispidi di pelame da cinghiale e incontra, toh, proprio George.

Il Dio in questione l?avevo già incontrato ieri mattina, nel cortile condominiale, quando sono andata a prendere il motorino per andare in tribunale. Scendo già bardata di casco, sciarpetta, occhiali da sole, come al solito.
Con il casco, non so perché, io, l’unica al mondo, sembro deforme.
A tutti il casco, se della giusta misura, sta normale.
A me, anche se è taglia xs, sarà il capoccino da sette nano, mi adorna come una lampada di Ikea.
Slego il motorino, parte uno di quei termini da portuale rivolto al mio vicino di motorino, proprietario di uno scooter lungo come una limousine che ostacola sempre il mio transito verso il mio parcheggio, quando lui arriva. Il mio vicino di motorino. Il proprietario del suddetto scooter.
Dio.
Tipo Vet, con quindici anni in meno.
Ossignore.
Deglutisco.
Lui mi guarda.
Forse mi guarda perché col casco sembro un alieno, penso io, e mi vergogno sempre di più, mi sento verde.
Invece lui elargisce un musicale: buongiornooo.
Invece di rispondergli, chessò, ? ciao, mi chiamo Carrie, abito alla scala E, stasera usciamo? ? oppure ? ti farò trascorrere le notti più belle della vita ?, o anche un semplice ma sempre di moda ? vuoi sposarmi? ? ho detto solo uno stitico ? salve?.
Roba da fave di fuca.
Sempre così. Quando mi emoziono, davanti a una bellezza rara, mi incarto, e divento acida.

Non paga della figura da tricheco della mattina, ieri sera, al ritorno dalla piscina, con i capelli più vicini a Pippo la scopa che a una chioma normale grazie al phon bastardo, struccata (e chi si trucca dopo la piscina, me ne frego) con un occhio attaccato dall?orzaiolo da cloro, vestita come una bimba di quindici anni, e quindici ne dimostravo, scendo dalla macchina (il posto auto è limitrofo a quello del motorino) che, eccolo, lui torna giustappunto in quel momento.
Scappo.
Quando lo vedo scappo.
Avrà pensato che io abbia dei problemi. Come in effetti li ho.
Stamattina, sperando di incontrarlo, sono scesa venti minuti prima dell?ora di ieri.
Spacco da paura, calza a rete, capello raccolto, trucco da star.
Ho aspettato venti fottutissimi minuti fingendo di traccheggiare con il bauletto del motorino.
Niente.
La fortuna, già è tanto che passi due volte, figuramose tre.