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Archivio Novembre 2005

Carrie pecetta

29 Novembre 2005 14 commenti

Eccome qua.
Sono collegata penosamente con una linea analogica da casa mia, che infatti parte ogni quattro minuti e non è molto gratificante.
La mia settimana di degenza non è stata poi così male.
Camera singola con vista e tv con sky. Ed è un ospedale pubblico.
Lunedì 21 entro.
Dopo avermi tolto 10 provette di sangue ero già quasi morta.
Io, che di sangue ne avrò in tutto mezzo litro.
Comunque, avrebbero dovuto operarmi martedì . Quindi da lunedì a mezzanotte inizia il digiuno.
Io, che di solito mangio come una cavalletta, non a caso peso 43 chili, dopo qualche ora comincio a desiderare di tutto. Dal pollo arrosto alla peperonata, dai pan goccioli alle morositas.
Martedì scorre lento, lentissimo, sono l?ultima della lista ovviamente.
Dico io: ma disponete la gente in ordine di peso, no?
Una che ha bisogno di calare, piazzatela nel pomeriggio.
Ma le secche come me , un giunco praticamente, operatele la mattina?così c?è speranza che alla sera possano almeno succhiarsi una flebo.
Invece no.
Vet, nel frattempo, è partito sabato 19.
Venerdì sera sono andata da lui. Non se lo aspettava. Ho cercato di capire le sue ragioni. Ma appena si è assentato un minuto per andare in bagno, ho tentato di attaccargli l’herpes in tutti i modi. Sul bicchiere, sulle posate, sul piatto. Ebbene, l’herpes non ha attecchito. Ma, da subito, ha iniziato ad avere brividi di freddo, lui che è sempre mezzo nudo. E’ andato in bagno quattro volte. E voi capite, partire per l’Egitto, già insalubre di per sè, con l’intestino sottosopra, è quanto di più infelice ci si possa augurare.
Poi, mi ha raccontato che l’albergo era lontano dal mare, che l’età media era sensibilmente alta ( ha parlato er regazzino), che non c’era animazione, che ci sono stati giorni di nuvole ( ao, le nuvole a Sharm le ha trovate solo lui), che tutto sommato la compagnia dei suoi colleghi non era manco tanto piacevole.
Tiè, così impari a partire senza il mio consenso.
Carrie_la_fattucchiera.
Sabato l’ho portato in aeroporto. Sono stata buona. Ho abbassato il coltello come mi ha consigliato Lisa.
E forse la resa delle armi ha dato i suoi frutti.
Dal momento che è partito è iniziata una lunga serie di telefonate e di sms del tenore ? mi manchi, sto male senza di te, ti penso sempre, ti sono vicino, mi dispiace non essere li, è tutta colpa mia. TI AMO. ?
Ripeto, se magari eravate distratti. ? TI AMO ?.
Sono circa 13 mesi che queste due parole non gli uscivano dalla bocca.
Un uomo di 47 anni può essere tanto imbecille da farsele uscire solo perché io sto in ospedale e lui a Sharm e il senso di colpa, che io gli ho adeguatamente cagionato, lo opprime come un anello sulla cervicale? Domanda inutile, non lo saprò mai.
Comunque, mi sta vicino telefonicamente e me lo faccio bastà.
Nel pomeriggio di lunedì c?è la visita anestesiologica. Anestesista, sui trenta, un fico mai visto. Dopo avermi spiegato tutto lo spiegabile, mi guarda e fa ? ci sono domande? ?
E io ? si, solo una: sposato? ?
L?ha buttata a ridere e non ha risposto.
Più tardi arrivano due infermierine con l?aria circospetta , mandano tutti fuori e dicono: ?siamo venute per la tricotomia.? Tricotochè? Un po? in ansia, non avevo afferrato che il loro ruolo era di depilarmi la passera. Gli ho detto che è mia abitudine pensarci da sola, e che lo avrei fatto da me.
Non si fidavano. ? Ennò, ma magari lei non lo fa bene..? ?Non preoccupatevi, sarò diligente, sono abituata.? ?Ah perché scusi lei se la depila tutta sempre? ?
Gli ho lasciato credere che per Natale ci faccio la stella cometa e a Pasqua la colomba. Così mi hanno lasciata in pace.
Martedì, dicevo, scorre piano, alle 18 circa, dopo 18 ore digiuno, quando ormai grossi fumetti contenenti melanzane alla parmigiana, panini con la coppa e pasta al forno riempivano la stanza, invece mi hanno comunicato che per disguidi vari (ndr, ? se ne volemo annà a casa, ce semo rotti e c?avemo fame pure noi ? ) non mi avrebbero più operata.
Credevo di finire al giorno successivo ma, ovviamente, il mercoledì non operano, se ne parla giovedì.
Mi precipito al bar e mi faccio una pizzetta con la mortadella, un tramezzino, un cappuccino, un sacchetto di patatine e le sospirate morositas.
Una chiavica.
Giovedì mattina sono la prima in lista.
Indosso il camicino, tutto bello aperto dietro, con una certa ansia, che l?infermiere cerca invano di fugare dicendomi ? ma che te frega, tanto poi giù mentre dormi te lo leviamo ?.
? ‘Ccitua ? penso io – chissà quante risate te fai alla faccia nostra eh? ?.
Ho cercato invano di ricacciare il pensiero di me inerme, ignuda, a gambe presumibilmente divaricate, mezza giallognola di disinfettante, sul tavolo operatorio, struccata, privata di smalto alle unghie, con la cuffietta da bagno. Una volta di sotto, mi passano da una barella a un nastro scorrevole tipo supermercato ma, alla fine, non ti fanno lo scontrino, passi nelle sale operatorie.
Poi mi lasciano con l?anestesista.
Non è lo stesso dell?altro giorno.
E te pareva. Io che speravo di beatificare i miei ultimi minuti da sveglia con quella eterea visione, mi devo subito ricredere.
Mi tocca l?anestesista calabrese, supponente, affetto da delirio di onnipotenza e sufficientemente idiota.
Si, ho dei problemi con l?uomo calabrese.
Lo ammetto.
Comunque, mi da del lei, dice, non per distacco ma per rispetto, anche perché potrei essere sua figlia.
Lo guardo da dietro la mascherina, vabbè che so mezza rincoglionita, ma a occhi e croce avrà qualche anno più di me. Si scopre che di anni ne ha 33. Quindi, per credere che potessi essere sua figlia, pensava che io ne avessi 12.
Vabbè, magari è un complimento. O forse è la cuffietta che mi leva gli anni.
Poi mi dice ? quando la sveglierò la chiamerò per nome, non si offenda ?.
? In che senso? ?
? Nel senso che non uso il cognome o titoli. ?
? Ma lei pensa veramente che uno traumato che se sta a sveglià dall?anestesia possa fare caso che non lo si appelli dottore o avvocato??
Questo deve avere dei pinoli in testa. Saranno gli effluvi di tutta la roba che usa per addormentare la gente che gli hanno sgonfiato il cervello.
Quando mi sveglio, qual è la prima faccia che vedo? Quella della foca monaca.
Il poveretto si è fatto 4 ore fuori dalla sala operatoria con i miei. Che, non so cosa sia peggio, se l?ansia che aveva per me, o l?attesa in compagnia dei miei.
Beh, l?intervento è andato bene come previsto, unica difficoltà è che ho la pressione alta più o meno quanto me, che ho i punti fino a domani, che sono incarcerata in casa con la mamma e rischio di essere ricoverata per esaurimento nervoso molto presto.
Domenica Vet è tornato, è venuto in ospedale e poi mi ha portata a casa. In sostanza, ha fatto la buona azione a chiosa. Ha messo il fiocco sul pacchetto comprato e confezionato da altri.
E? molto affettuoso e gentile. E vorrei vedè. Mi ha portato un regalo molto speciale. Oltre ad essere bello è un noto porta fortuna. E diciamo che un po? me ne servirebbe.
Lui è abbronzato, dimagrito, in formissima.
Io sembro la brutta copia di Maria Giovanna Elmi uscita dall?isola.
Secca come un biscotto Gentilino, del colore di uno yogurth ai cereali, con le braccia bucate tipo scolapasta, insomma, un vero secchio nel complesso.
Dice che mi trova bene e che è felice di essere tornato.
Mi sento di opinare sulla prima affermazione atteso il mio aspetto sgualcito come un portaportese già sfogliato, ma apprezzo lo sforzo.
Se per diventare tanto affettuoso gli serve una settimana di vacanza, che vada pure più spesso.
Tornerò al lavoro lunedì, credo, con sommo sdegno dei miei titolari, che pensavano che, operata giovedì, sarei tornata già ieri. Neanche commento.
Nel frattempo, un saluto a tutti voi, e grazie per ciò che mi avete scritto mentre non c?ero.

Dalli all’untore

17 Novembre 2005 22 commenti

Venerdì scorso, paesino umbro, casa di campagna di Vet.

Sesso orale abbondante e generoso sul divano.
Vet con l?aria soddisfatta (ettecredo).
Stanno per arrivare i tecnici per sistemare la caldaia.
Lo guardo con aria venerante, e gli dico:
” Lo sai che ti adoro? ”
Risponde, sorridente e gratificato:
” Allora mi ci mandi in viaggio? ”
C’è mancato poco che non gli infilassi in bocca il bocchettone del gas.

Domenica scorsa, stessa location.

Vet ha arredato definitivamente tutta la sua nuova casetta di campagna, pronta per passarci gli anni della pensione, con copertine e caldarroste davanti al camino.
Ieri sono venuti gli operai a montare la cucina e tutto il resto. Manca solo una cosa. Deve sostituire la zanzariera del lucernaio del bagno. Dice che quella esistente è sporca. Bah, fisse tutte sue.
Le zanzariere di solito sono verdi, sconosco il motivo.
Questa è bianca. Ma bianca bianca. Bianca come lo zucchero a velo. Bianca come il latte. Bianca come un vestito da sposa.
Vet mi lascia con questo telo in mano, va a prendere gli attrezzi al piano di sotto.
Mi trovo con questo tulle nelle mani, e la prima , semplice idea, è quella di provarmelo.
Prima come stola?certo un po? troppo sintetica.
Poi me lo sistemo in testa. Ammazza quanto mi sta bene. Tiro su i capelli. C?è una forcina provvidenziale appoggiata sulla mensola del bagno. Sarei bellissima come sposina.
Sento Vet risalire le scale. La forcina si impiglia, cavolo, non riesco a toglierlo. Sembra una candid camera. Se entra e si accorge che ho messo la zanzariera come velo nuziale penserà che sono pazza, mi lascerà qui e se ne andrà con la mia macchina.
Tiro?strappo.
Quando entra mi capovolgo sul lavandino, e gli faccio credere che la stavo provando alla finestra quando sono scivolata e se n?è strappato un pezzetto. Lui dice ? tesoro, non devi fare questi lavori da uomo, per fortuna che non ti sei fatta male, tanto il telo è abbondante, basterebbe per tre lucernai, non c?è nessun problema. Passami solo le puntine da disegno. ?

Oggi.
Ordunque.
Il Vet, alla fine, non ho capito se parte.
Sta facendo il vago. Io non ho più aperto l?argomento, e neanche lui. E ? molto carino ed affettuoso in questi giorni, anche se poi, come è di solito, da domenica non ci siamo più visti.
Quindi, le opzioni sono:
1. si è reso conto che gli avrei fatto ingoiare le pinne e non ha più prenotato;
oppure
2. ha prenotato e parte sabato pomeriggio. Questo vuol dire che presume che ci vedremo venerdì sera come di consueto. E magari che lo accompagno all?aeroporto. Cosa che farei solo per togliermi il dubbio che parta davvero con i colleghi e non con una strappona.
Nel frattempo, una bolla da herpes maledetto ha preso dimora stabile sul mio labbro superiore. Sembro la Dellera. Ma, ovviamente, solo dal collo in su.
Mai mi si gonfiasse una tetta per sbaglio.
Deve essere lo stress emotivo fortissimo a cui sono soggetta. Sarà anche che in due giorni hanno trovato ben due sostitute per coprire la mia assenza al lavoro, le devo istruire, e probabilmente entrambe, metà per ciascuna, prenderanno il mio posto quando rientro.
E a me, che non vedrò l?ombra di una tredicesima, non resterà che sposare la Foca Monaca.
L?herpes mi ci mancava. Non ero abbastanza sciupata.
Del resto, chissene frega, mi son detta, devo andare in ospedale, che importa se ci vado con un labbro gonfio?
Mica devo uscire con Clooney.
Però ho già organizzato la mia vendetta.
Piccola, si intende.
Venerdì sera ci vedremo per cena, no? Ebbene, non appena si volterà, io appoggerò questo agglomerato di virus sull?orlo del suo bicchiere.
E, se parte, si troverà, circa lunedì mattina, in Egitto si, ma con un canotto sulla bocca, che non gli si avvicinerebbe nemmeno Rosi Bindi.
Tiè.

Carrie tapina

14 Novembre 2005 18 commenti

Reduce da un we bucolico imbibito di tristezza, oggi non ho tanta voglia di ridere.
Quindi non dovrei manco scrivere.
Però scrivo lo stesso.
Perchè oggi voglio un parere.
Sono circa 15 anni che ho rapporti con gli uomini, e mi trovo a fare un bilancio che è pressappoco disastroso.
Mi chiedo dove iniziano le reazioni a catena.
Cioè, come.
Ossia, mi ritrovo sempre sola, senza mai l’aiuto, il conforto dell’uomo che ho vicino, e sono sempre io a dare, perchè loro, vedendomi forte, coraggiosa, stanno tranquilli, oppure sono io che mi son dovuta adattare a queste realtà e mi son dovuta fare coraggio perchè non mi viene niente?
Tutto questo nasce da un dettaglio, che forse, potrebbe essere giudicato come poco rilevante.
Lunedì 21 devo ricoverarmi, ma questo lo sapete già.
E non è una cosa grave, insomma, non devono aprirmi il cuore.
Sabato 19 Vet va in vacanza.
E non era una cosa programmata prima. Diciamo che lui può partire solo in questa settimana, per motivi di lavoro e di compagnia ( con cui andare). Cioè, i suoi colleghi hanno organizzato così e si è associato.
Che alla sua età non è facile trovare compagni di viaggio, sono tutti sposati, con famiglia, con pochi soldi, ecc.
Che è stanco e stressato e ha un periodo lavorativo difficile e ha bisogno di riposo.
A me han fissato il ricovero proprio lunedì. E, se rimando, è capace che mi richiamano a Natale.
E io, tutti i suoi motivi li capisco.
E capisco anche che sono piena di amici, che ho la mia famiglia, pure troppo presente.
Che non sono sola.
Ma quello che dovrebbe essere il mio compagno non dovrebbe starmi vicino in una occasione così?
Sono io che la butto giù pesante?
Abbiamo discusso tutto il we.
E ha detto che lui, al mio posto, mi avrebbe spinta a partire, per non farmi andare in ospedale, che è una operazione sciocca, che lui sarebbe stato contento per me. E che sono un’egoista.
Io gli ho detto che vada, se è quello che vuole, ma che non mi chiami dall’Egitto con pinne, fucile ed occhiali per sapere come sto.
E che ci saremmo risentiti al suo ritorno.
Lui l’ha vissuta come una punizione.
A me sembra che, se gli interessasse sapere se sono uscita dalla sala operatoria, sarebbe qui, con me, invece che su un lettino col succo di melone in bocca.
Sbaglio?

Storie di diamanti e altre catastrofi

7 Novembre 2005 24 commenti


Seguendo gli insegnamenti della mia amica T. che, passo dopo passo, indumento dopo indumento, è riuscita ad insinuarsi nella casa del suo fidanzato, ora convivente, anche io ho percorso la strada del ? mi dimentico qualcosa ?.
Il fidanzato di T. ha più o meno la stessa età di Vet, stessa classe sociale, insomma, tutto lasciava pensare che avrei raggiunto i suoi stessi risultati in breve tempo. T. è quella, per capirsi, con cui mi sono azzuffata per prendere al volo il bouquet di M.
Lei ha avuto la meglio. Ma solo perché io sono più magra.
Ebbene io, a differenza di T, e proprio come la Carrie newyorchese che, ricorderete, quando tentò di lasciare il phon, gli assorbenti, e uno slip nell?armadietto del bagno di Mr. Big, se li è visti riportare a casa in un sacchetto da quella faccia di bronzo, che le diceva ? credo che tu abbia dimenticato delle cose a casa mia ?, nel bieco e malriuscito tentativo di installarmi delicatamente, come un petalo di rosa, in casa di Vet, non ne sono uscita vittoriosa.
Però, c?è da dire, non sono mai potuta partire dal classico. Lo spazzolino.
Vet, che è astuto, non me ne ha dato la possibilità.
La prima sera che sono andata a casa sua, la sera della nostra prima congiunzione biblica, io dovevo tornarmene a casa. Lui ha insistito perché mi fermassi. E io dissi ? non posso, non ho lo spazzolino ?.
E lui estrasse da un cassetto un bellissimo spazzolino nuovo.
Mi chiesi quanti altri ne avesse, pronti all?uopo.
Mi apparve un fumettone con lui che ogni settimana comperava al discount montagne di spazzolini in offerta.
Da allora me lo cambia ogni tanto, per l?usura, e il mio spazzolino troneggia nel suo bicchiere portaspazzolini, abbracciato col suo.
Forse lo nasconde appena varco la soglia, o forse no, o forse lo ha dato a tutte dello stesso colore, perché non si confondesse.
E? lo stesso motivo per cui penso che mi chiami ? amore ? e ? tesoro ?. Sono generici. E , come il bianco ed il nero, vanno con tutto. Anzi, con tutte.
Ogni tanto (il mio è trasparente, il suo rosso ) per vedere se sta attento, gli chiedo distrattamente ? amore, ma qual è il mio? Non mi ricordo mai se è quello rosso o no ?.
Lui da sempre la risposta giusta, il bastardo.
Ebbene, dicevo, con lo spazzolino non ho avuto fortuna.
Mi son buttata sullo sport. E? un atleta, gli farà piacere condividere con me qualche sport.
Vet, giusto sotto casa, ha un circolo sportivo, comprendente la posta di pattinaggio su ghiaccio.
E io sono una pattinatrice provetta.
Si, perché ho fatto qualche anno di scuola, anche se, ogni anno, arrivata al momento del saggio, me la davo a gambe.
Comunque, mi son rimasti in dotazione questi bei pattini da ghiaccio che, ovviamente, mi vanno ancora bene, visto che il piede come le tette, dai 13 anni non mi sono più cresciuti.
Un giorno che dovevamo andare a pattinare me li portai dietro, e poi glieli lasciai nel box. Ho pensato che poteva essere un buon metodo cominciare dal box e poi arrivare all?armadio, così, per non dare tanto nell?occhio.
Il venerdì successivo me li ha portati a casa, quando è venuto a prendermi ( eh si, allora ancora veniva a prendermi) perchè nel box ? gli ingombravano? (ndr. Mobilio presente nel box di 31 mq: n. 1 smart, n. 1 moto, n. 1 armadietto porta oggetti semivuoto, n. 1 secchio con straccio annesso, n. 3 quadri alle pareti ma quelli non ingombrano la superficie calpestabile ).
Ho tentato poi di aggredirlo ai fianchi, lasciando indumenti piacevoli, sottovesti di raso, un reggicalze sessico, una camicia trasparente, ovviamente inzuppati del mio profumo, così che lo facessero pensare a me, a quanto gli mancavo, e alla voglia incontrollabile di avermi li con se. Sempre con il risultato che lui, molto gentilmente come di solito fa, li lava, li stira, e me li restituisce il we successivo.
Ho cercato di insinuarmi nella stanza da bagno, ivi depositando, nel primo cassetto, n. 3 campioncini omaggio di balsamo panthene, un pettinino, un tampax, del moment per i moment-i difficili e una pinza per capelli. Il tutto è stato accuratamente ammonticchiato nell?ultimo cassetto, quello più in basso di tutti, e riposto in limine del bordo. A ciò, nel tempo, ormai certa del suo sempiterno amore, ho aggiunto persino un gloss e un mascara. Se n?è accorto e ha detto che mi stavo un pò allargando.
Tre sere fa, dopo averlo atteso venti minuti sotto casa, gli ho genericamente accennato alla possibilità, ancora tutta da discutere della consegna alla sottoscritta di n. 1 mazzo di chiavi di casa sua.
Mi ha risposto che vorrebbe_propriovorrebbe_maanchevolendononsipuò.
Perché una copia ce l?ha il suo vicino, una la usa lui quando va a correre perché è piccina, senza portachiavi e non gli ingombra nella tuta, il terzo è il suo mazzo ufficiale.
E, replico io, farne un?altra copia, è vietato dalla normativa comunitaria?
Dice che non si può farne copie, perché la porta è blindata.
Mi chiedo spesso perché gli uomini che frequento mi credano scema.
Naturale, se uno che ha la porta blindata vuole farne una copia, non può, deve cambiare tutta la serratura. Ovvio.
Comunque, la colpa è sua.
E? il suo primo dono che mi aveva fatto ben sperare e mi aveva portato a credere che mi sarei potuta installare, prima o poi, nella sua bella dimora, prendere residenza nel suo cuore e convolare a nozze nel giro di sei mesi al massimo.
Il regalo dei miei 30 anni. Conoscevo Vet da appena due settimane.
Non mi aspettavo nemmeno che me lo facesse, un regalo, visto che aveva già pensato (e pagato) ad un viaggio a Parigi per quel we.
Invece la sera del mio compleanno mi consegna questo pacchetto, e mi dice ? tieni, è solo un pensierino ?.
Potete immaginare con che balbuzie ho ringraziato quando ho visto davanti a me non uno, non tre, ma cinque brillocchi in fila indiana che ammiccavano da una altrettanto preziosa confezione.
Non un solitario, non un trilogy, ma bensì, un pentology.
Il biglietto che lo accompagnava devo dire, non lasciava proprio pensare a dei fiori di arancio imminenti, ma non negava nemmeno recisamente la eventualità.
Ovviamente, visto che ci conoscevamo da così poco, gli chiesi contezza dell?importanza di quel regalo.
Cioè, come dovevo intenderlo. Chiaro che speravo in una risposta tipo? ho capito che sei la donna che ho sempre aspettato in questi (allora) 46 anni, vivremo insieme felici per sempre amen ?.
Invece..mi rispose che voleva solo farmi contenta.
Che per lui aveva lo stesso identico valore di un motorino, una pelliccia, un orologio di pari importo, voleva solo vedermi sorridere e lo ha comprato, senza pensare alle conseguenze.
Gli ho fatto notare che da sempre, un anello, specie di questo calibro, è un simbolo. Dice che per lui non è cosi.
Gli ho detto ? ma come, sei pure stato sposato, te sarai dichiarato venti anni fa in qualche modo a tua moglie o no???? ? Ha detto di no.
Allora, aggrappata all?ultima speranza che mi restava, gli ho detto ? ma tesoro, un diamante è per sempre, lo dice anche la pubblicità ?.
Ha risposto ? Infatti. Mica too richiedo ?.

Liste di nozze, partecipazioni and so on

3 Novembre 2005 15 commenti


Dicembre, sarà lo sfondo dell’ennesimo matrimonio, quello che chiude la lunga serie di questo 2005.
Tutti, ao, se so sposati tutti, tranne che io.
E il Vet ieri sera ha pure avuto il coraggio di dire che conosco anche persone non sposate.
Si, dunque:
- la mia amica S., alla quale l’amica veggente ha annuciato l’incontro decisivo per i mesi a venire;
- la Foca Monaca, che, se non se sposa commè , chisselopija;
- la cugina di S., A., che, però, è felicemente fidanzata e sta solo aspettando un migliore momento economico per congiungersi, almeno abitativamente, col fidanzato.
Tutti gli altri miei amici sono giustamente convolati a nozze oppure, per lo meno, dividono la stessa casa.
Tutti.
Sarà uno strano caso, ma è così.
(E vi risparmio le nascite e i battesimi).
Ahhhh ma verrà anche il tempo dei divorzi. Mo siamo troppo giovani.
Ebbene, ieri sera vado a fare l’ennesimo regalo di nozze, al ghetto, in uno di questi showroom celebri per queste occasioni.
Commessa: stivalata fino all’osso iliaco, capello biondo saggina, toppino bustato, bella donna tutto sommato, in effetti il Vet mi è sembrato più attratto da lei che dai servizi di piatti che stavo visionando.
Comunque, avevo già scelto un certo articolo on line che, chiaramente , mi ha detto la platinata, ” era stato acquistato proprio due minuti prima “. Eccerto. Ripiego quindi su due piatti da portata. Il complesso degli articoli componenti la lista di nozze è inquietante. Mi chiedo in che occasione verrà estratto il servizio ” duchessa “.
Cristalleria retrò, porcellane tristi, insomma, quel genere di oggetti che avrebbe scelto mia madre nel 65. Mejo Ikea.
Ieri poi mi è arrivata la partecipazione. Cartoncino giallo ocra , direi quasi dorato, sullo stesso stile barocheggiante. Brrrrrrrrrrr.
La nubenda ha deciso di coniugarsi in dicembre perchè ” non ce la fa più ad aspettare “. Ora, bisogna sapere che trattasi di un fidanzamento che dura da nove anni (praticamente, iniziato al catechismo pomeridiano). Il fidanzato si è deciso a rivogere la fatidica domanda in uno scenario degno dei migliori beautiful. La porta in Liguria. Una barchetta trasporta i piccioni su un’isoletta, al centro della quale c’è solo un ristorante, interamente prenotato da lui, dove ha anticipatamente dato disposizioni per le candele, lo champagne e dei cuoricini sparsi sul tavolo. Al centro del tavolo troneggia LUI. Un tomo. Lei pensava fosse un album delle loro più belle foto. Invece no. Lui si è TRASCRITTO A MANO tutti gli sms inviati e ricevuti nei 9 anni di fidanzamento ( esclusi sms di servizio, sulla salute, e sul clima), A MANO CON LA STILOGRAFICA.
Ricordo che una volta me ne regalarono una, di stilografica. Era il 1991. Il mio primo vero fidanzato. Era una bella penna. Era Natale. A parte il fatto che mi chiesi il perchè di un regalo così particolare a 17 anni.
Poi, quando sotto alla custodia della penna, trovai una dedica che gli avevano fatto per la cresima, capii che forse non era un regalo troppo ” pensato”. Vabbè.
Certo, l’opera da amanuense è un tantino maniaco-compulsiva ( mica per altro, significa che questo poveretto da nove anni si appunta gli sms in entrata e in uscita su un quadernetto, col proposito di farne un libro, è la premeditazione che sgomenta).
Poi, in ultimo, sul suddetto tavolo, il brillocco. Posto sotto al tovagliolo. Oddio più che brillocco sembra una punta di spillo, dato che lei ha l’anulare di Skipper. Sette. Mica normale. Io, che ho le mani piccinissime, ho nove.
Quando Vet mi ha regalato il pentology, l’ho saputo, perchè il pentology era 16. Un collare per gatti. Chissà perchè è andato a prendere questa curiosa misura. Forse lo ha sottratto alla ex moglie, che, se me incontra, me stacca er dito.
( A proposito, mi chiedevo, se un diamante è per sempre, cinque per quanto tempo me danno autonomia? )
Come si può non sposare un uomo tanto devoto? E, quindi, non potevano aspettare l’estate prossima, no, che uno i vestiti da cerimonia ce li ha estivi, e poi d’inverno se ti scopri le spalle ti viene la tonsillite, e le scarpe eleganti se piove diventano delle zatterette, no, si va a sposare a metà dicembre. Ai castelli.
Mi toccherà andar su con le catene.
Comunque, alla fine, non sono così detestabili i matrimoni degli altri.
E’ l’unica occasione in cui posso raccontare di…aver portato il Vet in chiesa.