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Archivio Settembre 2005

Carry’s birthday, hospital disadventures and more

21 Settembre 2005 17 commenti

Eccome qua.
Dunque.
Reduce da una settimana in ospedale per coliche renali ( ciò i reni pieni de sassi, a forza de fa conteggi, i calcoli so’ tracimati).
Ricoverata con ambulanza lunedì notte, imbottita di antidolorifici via flebo ( ciò le braccia che sembro un colapasta) trascorro tutto il martedì su una barella, lunga come una banana, quindi io, un metro e sessanta di femmina, mi sono accartocciata su me stessa per entrarci.
Martedì vengo trasportata in un altro ospedale perchè là non c’erano letti (eccerto, sanità italiana).
La clinica sembra un posto all’apparenza ameno, cibo decente, età media settanta, rappresento un vero fenomeno con la mia giovane età, infatti è tutto un passeggio di infermieri, dottorini, ausiliari.
Vet è preoccupato. Io di più…soffro come un cane ( mi han detto che sono come i dolori da parto, enfatti ho capito che non è roba pemmè) e il mio compleanno è prossimo e non voglio passarlo qui.
La vicina di letto della prima sera ( camera da due, sono fortunata) è una tipa di mezza età con problemi psichiatrici, che alterna degli ” uhhhhhh”, lamenti a cadenza fissa, con dei peti che tirano giù le mura ( più di una volta mi sveglio dallo spavento, sembrava arrivasse lo tsunami).
Il giorno successivo, la tipa viene trasferita ed ecco, l’ingresso di colei che mi accompagnerà per tutta la settimana: Tina Pica.
Stessa voce rauca, burina dentro come lei, ruspante come un pollo al girarrosto.
La detta si trova in loco perche le duole una gamba ed è dimagrita molto negli ultimi tempi. Praticamente, ncià gnente se non la voglia di rompere l’anima a me e al prossimo.
I giorni passano tra le visite di Vet, quotidiane ( è stato un vero tesoro), il cibo semidecente, le altre quotidiane visite della Foca (terrorizzato per la mia salute) , mia madre che mi ha fatto incazzare sufficientemente, e Tina che, come avesse un cd in bocca, è stato un ripetersi di : “ahhhhh…come me dole sta gamba….non camminerò più bene….non vedo l’ora di andare al creatore ( richiesta suffragata da mia intercessione, senza esito)….ahhhhh….odddioddioddio….ahhhhh…(sempre co la voce rauca) ….i mi fijii…certo nun me posso lamentà, so bravi….ma mi marito….se n’è annato co na vedova….li mortaccisua….checiavraquellapiudeme (una voce normale?)… ahhhhh…nun me piace gnente de sto magnà…..qua cucinano male…..(guardando miss italia) ah conti e abbasta co ste misse ce l’hai fatta a peperini….ahhhh…uddioddioddio..oggi i mi fijii nun vengheno”.
Questo TUTTO IL GIORNO. Peraltro, parlava nel sonno, con dicorsi compiuti anche di dieci minuti, botta e risposta.
Unica nota positiva: SUO FIGLIO. 34enne ingegnere belloccio, all’arrivo del quale (chiaramente più volte annunciato da Tina) mi facevo sempre trovare col pigiametto sessico.
Poi dite che le donne non so tutte mignotte. Pure co le coliche renali e le flebo attaccate in ogni dove.
Arriva venerdì, è il mio compleanno. Qualche visita, quelle previste di Vet ( che mi riempie di doni, sembra un re magio) e di Foca ( mazzone di fioroni, che ho posizionato al bagno, per affievolire leggermente l’afrore lasciato dalla vecchiaccia con i suoi effluvi pestilenziali).
Non pensavo di trascorrere i miei 31 anni così. Nel frattempo, dallo studio sono richiamata a gran voce. Rappresento che mi trovo in ospedale con i tubetti sulle braccia, ma i miei titolari non sembrano curarsene gran che.
Vengo dimessa ieri mattina,con due calcoli nelle reni, uno in discesa verso il basso che sarà laser-bombardato, una cura di tre litri d’acqua al giorno ( stamani, in banca, poco ci mancava che mi si rompessero, le acque).
Oggi vengo a lavorare anche se mi avevano cosigliato di riposare ancora qualche giorno, che sono un pò stordita dai farmaci.
E qual’è la prima chiamata che ricevo appena rientro? Quella di una sgalletata che risponde all’annuncio di Porta Portese per…sostituirmi.
I miei titolari sono proprio comprensivi.
Ditemi se sti 31 anni non portano una bella sfiga.

L’unica è trovare un fioraio

6 Settembre 2005 17 commenti


Cinque settembre, matrimonio di M. e M.

Ieri, i miei due ex compagni di classe del liceo M. e M. si sposano.
Sono molto emozionata, mica tanto per loro, quanto per il fatto che Vet mi accompagna. E’ la prima volta che partecipa ad una occasione mondana con me. In chiesa, peraltro…almeno, in un modo o nell’altro, sono ” riuscita a portarlo in chiesa”.
La mia vestizione comincia presto, l’abito non mi convince e così, da brava sartina, lo modifico, la spallina più sottile, il giro manica più ampio che a Roma se more de caldo e se sudo mi si vede la striscia.
Devo leggere la prima lettura. Io mi chiedo perchè cavolo mi faccio sempre coinvolgere in queste cose, che poi mi emoziono e mi impanico. Comunque, la sposa mi chiede di arrivare venti minuti prima così il sacerdote mi dirà “come mi devo muovere”. Come mi devo muovere? ma che è, un set televisivo? Pensavo di dover semplicemente salire sull’altare al momento giusto..
Per accedere alla chiesa, che per riserbo non menziono, bisogna salire quattromila gradini assolati. Quando arriviamo su, io e Vet ( ndr. bello come il sole per l’occasione, e incantato dalla mia eleganza e beltade, e questa è una rarità ) siamo allucinati. S. Faustino mi appare verso il 30 gradino suggerendomi di non proseguire. Ma noi, impavidi, continuiamo, e all’arrivo ci vorrebbe un ventilatore, un ghiacciolo alla menta, del Polase e una doccia per farti sentire di nuovo un essere umano.
La stola che indosso sul vestito è tanto bella quanto sintetica, praticamente con questo caldo si rischia di fare la schiuma, come si dice a Roma. Quindi, appena dentro la basilica, all’ombra, me la tolgo per ripendere fiato. Nel contempo cerco un libercolo per imparare a memoria la lettura che mi tocca, e mi sventolo un tantino con quello. In quel momento, arriva il tale sacerdote. Cazziatone subito subito. Mi invita a coprirmi le spalle ( e che è, manco a Minervino delle puglie c’è più sto rigore!!) e ad usare il libercolo per la funzione che gli è propria e non come un ventaglio. Con l’occasione, mi scuso e gli annuncio che devo leggere. E allora fa ” ahhh…lei è Carrie, benissimo, la aspettavo. Il nostro incontro non è stato dei migliori ma possiamo recuperare. Al suo momento, deve passare dal centro, salire sull’altare da sinistra, mi raccomando, regolare bene il microfono, leggere con chiarezza e soprattutto, spalle coperte, non mi faccia arrabbiare “. cazzo! ma chi sei la signorina Rottermeir travestita da prete???
Mi è passata la voglia di leggere. Quando tocca a me sono impanicatissima, mi chiedo se troverò il libercolo sull’altare o me lo devo portare, se inciamperò nella stola, se mi cadrà e mi si scoprirà la spalla suscitando l’”ohhhhhhhhh” di tutta la platea manco fossero le braghe, se incespischerò leggendo e gli sposi non mi vorrano più bene. Invece tutto va bene. Leggo da paura, pure interpretando. Tiè, alla faccia tua brutto corvo nero.
Vet socializza con tutti i miei amici e si trova benissimo. Nel frattempo diluvia, ma questo è un dettaglio, del resto, mica me so sposata io.
La cena è piacevole, dopo io e Vet diamo grande spettacolo ballando tutta la sera (certo fra i ciechi il guercio impera,come si dice, i miei amici so talmente inchiodati che anche un palo sembrerebbe Fred Astaire) , ed eccolo, arriva fatidico il momento del lancio del Bouquet. Lo scrivo maiuscolo perchè per me è un’entità che prende vita autonoma.
Mi preparo con ginocchiera e guantoni da portiere.
Mi alzo la veste, mi tolgo la stola, ci togliamo le scarpe. Vet è un tantinello preoccupato. Lo vedo esitante. Le due contendenti principali siamo io e la mia amica T., grande amica della sposa, come me del resto, la quale coabita da un paio di anni con un 44 enne facoltoso che vuole assolutamente accalappiare. Lui non ce pensa pe gnente ovviamente. Le dico di mettersi all’altro estremo della sala rispetto a me. Almeno non ci facciamo male con gomitate e calci. Annuisce. Ma ecco. Capisco. La sposa si gira. Si guardano, le due bastarde. T. sorride. M. fa delle prove di tiro nella sua direzione. Allora la mia voce si solleva ” obiezione!!!! la sposa è obliqua rispetto alla sala. E poi, chi ha detto che deve usare il braccio destro per tirare? suggerirei di estrarre a sorte il braccio da usare “. Ovvio che nessuno mi abbia calcolato. Quindi, le operazioni proseguono. E’ un attimo. La sposa usa la destra. T. è sinistra. Io sono tutto a destra. Pochi istanti…una parabola….sui fiori.
Il bouquet va a finire sull’aiuola di sinistra.
Si ripete.
E’ diventata una competizione sportiva. Ansimi, bave alla bocca, potrebbe esserci qualche morto. Bis. La sposa reitera il lancio…questa volta ci prende. Ed il bouquet finisce giusto giusto in mano a T., che non deve fare nemmeno la fatica di sbilanciarsi. Il suo imprenditore è sgomento…Vet invece se la ride. Ettecredo che ridi. Cci tua.
Allora esclamo che, comunque, quando il lancio è pilotato, non funziona la regola. Al che insorge il padre della sposa comunicandomi che l’ultima che aveva preso un bouquet era proprio sua figlia, e che anche allora il lancio era pilotato, quindi vale lo stesso. Ho voglia di ucciderlo non senza prima avergli strappato tutti i capelli. Ma sorrido impassibile.
T. si allontana col suo mazzolino e io spero che il suo imprenditore la lasci domani.
A questo punto, ce ne andiamo.
M. ci consegna la bomboniera.
Apro la scatolina.
Trattasi di alcuni simpatici animali della Savana.
Che me poteva capità a me?Non il leone. Non la giraffa. Non la zebra.
L’unico dei dieci animalini che possiede due belle corna.
Stamattina chiamo M. per sapere se (speravo) le bomboniere erano tutte uguali. Mi dice che no, erano tutte diverse, e le spiace tanto che a me sia capitato il cornuto e che, se credo, quando torna dal viaggio di nozze, me la cambia.
Me la cambia.
Come me so ridotta.
Pe pià sto cacchio de bouquet o inizio ad allenarmi seriamente o me fidanzo con un fioraio.