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Archivio Aprile 2005

Noi degli anni 70, donne vintage

28 Aprile 2005 13 commenti


Ieri sera a cena, con A. e S., ci siamo definite così. Al termine di una penosa parentesi nella quale, forse stanche e un pò obnubilate dai fumi…dell’alcool, ognuna ha elencato i futuribili ed eventualissimi invitati del proprio ipotetico matrimonio…
Della classificaione A. era un pò meno convinta, visto che lei è quasi_anni_80….
ma, come decennio, ci sta dentro ancora, e perciò ci deve stare, ad essere definita anche lei come un usato di lusso.

Forse dovremmo anche noi impostare una bella mail tipo quelle che girano sulle adozioni dei cuccioli,
tipo sonobella_magra_buona_coccola_gentile_estremamenteeducata_colta_ironica_
sagace_elegante_chic_guardatecheocchioni_mancounaruga_vipregoadottatemi_
rischiodiesseresoppressa…ehm…zitella.
Chissà che effetto fa.
Comunque, a dispetto del’età che avanza e della singletudine che si è installata nella mia vita come uno scorpione sotto a un coppo, non mi sento affatto male.
Noi, donne degli anni 70, non abbiamo nulla da invidiare a queste pupattole che corrono in motorino come dei kamikaze senza parabrezza nè specchietti, con il casco a scodella slacciato, col freno lento e per di più coi reni scoperti.
Con la cintura fucsia e la borsetta a forma di cuore, con l’aria di quella che te la da sicuro, con il tacco a spillo anche per andare dal norcino, con il lettore ipod perennemente appeso al passante dei jeans, che, miracolosamente, stanno ancora su, nonostante siano giropassera, a differenza dei nostri, a vita bassa (ce semo dovute adeguà…siamo passate dai pantaloni a sigaretta a quelli a tubo, ai closed alla zompafossi con la forbicina disegnata in calce ai pantaloni a zampona di elefantone, tutti rigorosamente a collo alto, ai pantaloni a vita bassa, uno shock vero per i lombi).
Certo, se ci andassi io, in motorino come quelle, mi prenderei la pertosse di nuovo come minimo, ma questo è un dettaglio. La mia salute vacillerà anche un pochino, atteso il decorso inesorabile degli anni, ma me la cavo in altri settori..
Io so come comportarmi in ogni situazione.
So distinguere una posata dall’altra. Sono una di quelle che si fa ancora problemi per indossare la gonna corta.Per esempio, in tribunale no, alla feste dei bambini no, a casa della mamma di lui no.Al liceo, ero una che se stava seduta al primo banco metteva in pantaloni.
So come si formula un invito, so rispondere ai telegrammi che annunciano morti e matrimoni, so il significato dei fiori, so abbinare i colori tra di loro e so che tipo di abito va indossato per un’occasione piuttosto che un’altra. So quando devo parlare o stare zitta ( bona la seconda).
Poi, conosco heidi, anna dai capelli rossi e candy candy, in ogni loro dettaglio, potrei andare a un quiz a premi e vincerlo senza difficoltà.
Certo, ho conosciuto il pc che ero già grandicella. Quando ero piccina giocavo prima con barbie, poi arrivò l’atari e quel gioco simpatico in cui dovevi ammazzare i ragnetti colorati che facevano quel suono inquietante, e poi super mario bros.
A 15 anni ho avuto il mio primo walkman, prima avevo il mangianastri. Rosso, proprio come recita trentenni.pps.
Ma forse era in commercio solo rosso.
Con le amichette giocavamo in cortile con l’elastico e con il cubo magico.
Oppure a ” Occhi di gatto ” lanciandoci come dei siluri da un armadio all’altro ( a quei tempi le fratture non costituivano un problema).
Poi c’era quella specie di pallone da rugby in plastica durissima, che se ti arrivava sulle mani era un’amputazione sicura, che tramite una corda veniva sparato da una giocatore all’altro.E anche il pallone enorme con la maniglia con cui dovevi zompettare per tutto il cortile senza essere disarcionato. Poi è arrivato il monopattino. Ricordo che me lo comprai con i soldi racimolati alle partite di carte ( truccate, già allora ero delinquente a carte come adesso) giocate a Natale.
Tutte cose che conservo ancora nella casa in campagna.
Mi piaceva Julio Iglesias e anche Lando Fiorini. Da bambina il gelato costava 700 lire, mi pare.
Io mi vestivo tutta di rosa. A Sanremo, però, c’era sempre Pippo Baudo.

Noi donne vintage, in realtà siamo molto ricercate, come nei mercatini una vecchia gucci uscita in 5 esemplari al mondo….solo che, stranamente, nessuno ce trova, ma soprattutto, nessuno ce se compra:))

Il ritorno dei chattisti dementi

22 Aprile 2005 8 commenti

Tutto nella stessa settimana.
Succede sempre così.
All’epilogo di una settimana già di per se triste, iniziata con nascite e annunci matrimoniali, decorsa tra la stronzaggine del vetusto che fa a farsi desiderare ( e quanto ce riesce, ‘cci sua) l’acquisto del mio nuovo supermotorino (e il contestuale abbandono del mio vecchio super bolide che occhieggia triste, solo e stargato nel mio cortile, e mi guarda come il mio ex fidanzato con i fanaloni da capriolo)e le incessanti proposte di matrimonio del leone marino ( segno evidente che la sua nuova ragazzetta a)non gliela dà; b) gliela vorrebbe dà, ma lui non se la vo’ pijà, c)è solo lui che sta fori come un coppo) tra ieri e oggi mancava qualche colpo di scena che desse un’ultima sferzata di inversomile a questa collezione di giorni miserrimi.
Ieri mi chiama l’insulso.
L’insulso è il chattista con cui stavo l’estate scorsa, prima del vetusto.
O meglio, in contemporanea, visto che quando ho conosciuto il vet l’insulso stava in vacanza, e li è rimasto, l’ho lasciato per telefono, che eleganza e tatto.
Ebbene, ieri, mentre ero terga all’aria a farmi massaggiare dalla colombiana ( nella infruttuosa speranza di sollevarmi da quel lettino e apprendere che il mio fondoschiena è diventato tanto leggero e soave che levita come un fachiro indiano) mi chiama l’insulso. Il quesito insulso dell’insulso è il seguente : ” ciao…sai, non so se faccio bene a chiederlo proprio a te ma…quando stavamo insieme, io ti sembravo stupido? e appiccicoso? no, è che sto uscendo con una che mi piace molto e non vorrei essere pedante “.
Come rispondere a un uomo ingenuo come la robiola che non v’è una cellula che non sia quanto meno inutile nel suo dna? Come riuscirà l’implume a sopravvivere scampando alla darwiniana selezione che anno dopo anno si accanirà contro le sue residuali capacità di sopravvivenza, in un mondo di gente, sempre deficiente, ma anche almeno ha il buon gusto di cercare di nasconderlo al prossimo? Ho cercato di essere diplomatica, e di consigliarlo al meglio sulla opportunità di tirarsela un pochettino, che, altrimenti, con la nuova tipa rischia di prendere una bella inc…come qella sonora che ha preso con la sottoscritta.
Oggi, invece, mi arriva una mail dal napoletano.Quello del post intitolato ” magnolia” . Questo sciamannato, di punto in bianco, dopo quasi un anno di silenzio, se ne esce con ” mi manchi cucciola ” ( cucciola? ma per chi mi hai preso, per la tua piccola cercopiteca?) ” ti andrebbe di tornare insieme ” ( ma perchè, siamo mai stati insieme?)” ti andrebbe di venire a napoli “( ma che è, “cerco e trovo” ? se me voi, ma proprio se me voi, vieni te qua, che non ti puoi scomodare da posillipo?). Cioè, nel frattempo potrei essere emigrata ( ci sto pensando seriamente), morta ( se continuo a frequentà sta gentaccia è capace che succede), sposata ( questa me pare difficile come vince da jerry scotti) e questo mi reclama come fossimo stati in contatto fino a ieri? Ma la pizza napoletana co che la impasti, col metadone?

Scusi, di che cantina è?

18 Aprile 2005 14 commenti

Giovedì sera.

Appuntamento col leone marino, su suo invito, per gli ultimi aggiornamenti.
Viene a prendermi col consueto ritardo di circa venticinque minuti. Meglio del solito, peraltro.
Mi dice che ho un odore forte, mi chiede se è il mio nuovo profumo.
Lo guardo ad incenerirlo, e gli spiego che sarà perché, mentre portavo a spasso il cane, qualche minuto prima, ho lasciato acceso un faretto in salotto che ha incendiato la pinza di gomma che lo sorreggeva al mobile e quasi prendeva fuoco tutta la casa. Quando sono risalita c?era una puzza di gomma bruciata che deve aver imbibito anche i miei vestiti.
Lui è come al solito, gonfio come un cannolo siciliano, in stile imprenditoriale, con la sua macchinina fica e la camicia sempre nuova.
Mi porta in un bellissimo ristorante in centro.
Quando stavamo insieme mi portava dallo zozzone ed era astemio.
Ora è diventato intenditore di luoghi trendy e anche sommeiller. Quando ha ordinato il vino ed si è informato di che cantina era, quasi mi ripiego come un ventaglio sul tavolino per le risate.
In tanti anni non ho mai notato i suoi innumerevoli difetti. Di punto in bianco, si gratta dentro l?orecchio con il dito mignolo. Lo rimprovero. Mi chiede scusa. Accompagna il cibo col dito. Manco col pane, che già nze potrebbe fa. Col suo bel ditozzo rosa.
Piega il viso sul piatto, mica avvicina la forchetta al viso, no, è la montagna ( lui) che va alla portata, con i suoi capelloni belli lunghi che fanno la scarpetta nel sugo, intanto.
A fine cena ( squisita, devo dire) si ripiega all?indietro per la digestione e così intravedo dalla sua camicia, che chiede pietà tanto è stretta, dei bei rotolotti rosa sull?addome che fanno capolino tra bottone e bottone.
Mi ha convocato per annunciarmi che sta frequentando una tipa. A suo dire, mora, occhi azzurri, carina, esile, alta , o meglio più alta di me ( non ci vuole molto), ma soprattutto giovane. La pupa ha 22 anni. Da ucciderla, praticamente, come tutte quelle di quella età.
Peraltro giusto giovanissima poteva prenderla, a quella età ci si domanda poche cose e non si pretende tanto come più avanti, quindi probabilmente è l?unica che riesca a tollerarlo.
Comunque va benissimo per lui, è così giovane che gli offre la possibilità, nel caso restassero insieme tanto a lungo, di poter stare altri dieci anni a casa con mammina a ingozzarsi di fettuccine, mentre lei finisce l?università e si sistema. Perfetto, direi.
Mi dice comunque che, laddove io volessi tornare con lui, la poveretta verrebbe immediatamente defenestrata. Si tratta di un amore grande, non c?è che dire.
Gli dico che non mi permetterei mai, per carità. Curiosa come una scimmia, cerco di estorcergli informazioni sulla loro vita sessuale. Non mi dice nulla, e mi rimprovera per la domanda, sono cose riservate e non se ne può parlare ( notare che mi rispondeva lo stesso anche quando parlavamo di noi e del perché si concedeva mediamente una volta al mese). Segno evidente che i suoi ormoni non si sono ripresi dal coma neanche un po? vigile in cui si trovavano al tempo del nostro fidanzamento.
Mi chiede se, in occasione del matrimonio di una nostra cara amica, che si celebrerà in maggio, può venirmi a prendere per andare insieme. Ribatto che non mi sembra il caso, lui ora sta con un?altra ( Dio volesse) lui risponde che tanto lei non la porta e che vuole andarci con me.
Un mio amico che l?ha vista dice che non gli sembra una ragazza particolarmente bella, insomma quella che servirebbe a fare la femmina di rappresentanza per le cene di lavoro.
La domanda a questo punto sorge spontanea.
Se non ci tromba, non la porta alle conventions né tra gli amici, con questa che ce fa, ce prepara il fantacalcio?

Matrimonio, epidemia 2005

14 Aprile 2005 7 commenti


Beh, non è che mi voglia sconfortare a tutti i costi.
La vita da single ( quale in realtà sono, l’accompagnamento col vetusto è più che altro simbolico, limitato al fine settimana e sostanzialmente scopereccio) non è poi così male. Ti puoi gestire come desideri, se ti gira puoi uscire con chi vuoi senza dare spiegazioni a nessuno, puoi civettare con chiunque senza il pericolo che il tuo fidanzato faccia l’orlando furioso, pui dispensare consigli sulla felicità e, fino a un certo punto, probabilmente la gente ci crede.
Sostanzialmente, però, devi eser single dentro. Altrimenti non ci crederà nessuno.
L’emergenza 2005 è quella matrimoniale.
Tocca chiamà la protezione civile.
Non faccio altro che sentire rubriche in tv che parlano di single incalliti, di coppie che non si sposano più, di giovani che faticano ad uscire dal nido familiare, rubriche che mia madre segue appassionata annuendo col capo, come a dire “eh si, mia figlia infatti è ancora qua che scassa i maroni e invece a me la stanzetta sua mi servirebbe per stirare”.
E invece, nella realtà quotidiana, riscontro esattamente il contrario.
Rispondendo a me stessa alla domanda, titolo di un mio post di qualche mese fa, ora dico si, a 30 anni bisogna sistemarsi.
Se non è così, nze capisce.
In un anno assisto a 8 e dico 8 matrimoni.E mica è normale.
Chi non si sposa o non si è sposato è convivente.
Non ci sono eccezioni. Resta fuori la mia amica S. che grazie al Cielo è l’unica che resiste a denti stretti insieme a me.
Ma, secondo me, pure quella prima o poi me farà un rigore clamoroso.
Ieri sera, una sera come tante, i miei due amici M. e M. (non è una sigla di arachidi, sono le loro iniziali, sono quelli dai quali spesso vado a cena, nella cui casa ci ritroviamo con gli amici del liceo e tutti litigano con tutti ) mi invitano, appunto, a cena. Pensavo al solito appuntamento. Invece era per comunicarmi il lieto evento. Si sposano a settembre prossimo.
Ora però, la storia di questi due, va raccontata, per dovere di cronaca.
I pargoli erano entrambi miei compagni di classe. Per anni si perdono di vista, mentre io continuo a frequentare entrambi, segnatamente lui, un caro amico. L’estate scorsa, in giugno, si rincontrano ad una festa di amici comuni, alla quale, chiaramente, ero presente anche io.
Ad inizio agosto, lui tira la bomba: mi porta al mare, e mi dice che mi trova molto attraente. Gli rispondo che mi conosce da quando portavo la coda di cavallo con le mollettine rosa e la borsetta della Naj Oleari, lui ribatte che gli sono sempre piaciuta. Penso che deve essere pazzo. In effetti, per anni è stato in analisi ed ha vinto il premio negazione dell’autostima, emrginazione, tossicomania che ti si porta via per tutto il lustro 1995/2000. Comunque, non do troppo peso alla cosa e passiamo la giornata più o meno normalmente. Due giorni dopo ricevo una lettera a casa, imbucata a mano, nella quale, in 4 lunghe pagine scritte con la stilografica (segno evidente di psicosi compulsiva, c’è tanto bene er pc!!) mi racconta che mi ama follemente dal liceo, mi chiede di lasciare l’implume pulzello col quale allora mi accompagnavo ( il chattista decerebrato, non avrei fatto un sordo de danno) per andare a stare con lui. Resto a dire poco basita. Non so che fare. Ho paura di perdere la sua amicizia ma, stanti i due fattori ostativi alla nostra congiunzione, e cioè il fatto che lui sia sensibilmente bruttarello e bassino (per fare un esempio il manico di un phon), nonchè il fatto che io non sia mai stata innamorata di lui, devo rifiutare in qualche modo. La lettera dice “fatti viva solo per un si”. Quindi me ne sto buona buona per i fatti miei e aspetto.
Qualche giorno dopo sento lei al telefono. E le racconto questa cosa incredibile. La sento strana, inquieta, ma lo addebito al fatto che, anche per lei, sapere che un amico comune si dichiara dopo anni poteva essere un shock.
Tre giorni dopo mi arriva un sms di lui che mi comunica che si è fidanzato e vuole la mia benedizione. Sulle prime ho pensato ” ammazza ao, l’altra settimana me amavi e mo te fidanzi con n’altra?” però poi ho considerato il mio duplice vantaggio, lui si era sistemato e io mi ero tolta dall’impaccio del dirgli che tra noi non ci sarebbe stato mai nessun mulino bianco. Sicchè, lo chiamo per dare il mio parere favorevole.
Mi dice “so che sei contenta per me, non lo sarai più quando ti dirò chi è lei “.
Lei era lei. La mia amica, la sua amica, la nostra amica.
Cioè st’omo, nell’arco di una settimana, nell’ordine, mi porta al mare, mi scrive che mi ama, aspetta due giorni, non arrivano mie notizie, ce prova collei, lei ce sta, se fidanzano.Boh.
La cosa bella è che lei, pur avendo appreso da me, in quella telefonata, che lui ci aveva provato con me il giovedì e con lei il sabato, dopo una piccola lite, si è fatta intortare con il racconto che ” non era come sembrava” e che ” in realtà con me scherzava” …
li mortac…….
Da quel momento interrompo i rapporti con lui, sentendomi sonoramente presa per i fondelli.Dopo l’estate, per il bene di lei, che appariva così felice con lui, sono addivenuta ad un armistizio e piano piano abbiamo ricominciato a parlarci e vederci.A dicembre sono andati a vivere insieme. A settembre prossimo si sposano.
Un amore nato con fondamenta solidissime devo dire….
come se io sposassi il leone marino.
A proposito, stasera ci vado a cena, deve parlarmi della sua nuova fidanzata.
Ma guarda te.

Prosegue la saga palestra

6 Aprile 2005 10 commenti

Ci vado tutti i giorni.
Esco dall’ufficio e vado diretta che lo so, se passo da casa è la fine.
Quindi al mattino inzeppo il bauletto del motorino di: borsetta del pranzo; borsa della palestra; impermeabile, tuttocittà, fascicoli per il Tribunale, rendendolo gonfio come un uovo sodo.
Ormai mi sono ambientata. Big Jim mi guarda con un’aria che non capisco. Probabilmente, dietro al suo spronarmi e ai suoi sorrisi, gli faccio pena.
Lo vedo con la vignetta roteante sopra il capo che pensa ” povera illusa. Pensi di cambiare il tono muscolare in due mesi. Non sai che non ci riusciresti manco in un anno. Ma vieni, e paga, che questo è l’importante. Tanto ti stancherai prestissimo, ecco perchè abbiamo cercato di estorcerti l’abbonamento semestrale.”
Ieri sera ho fatto il ceck up estetico. Spinta dalla mia amica ( manco a dirlo, interessata, è la proprietaria della palestra) che mi ha detto ” daiiii! è gratis! ti fanno il punto della situazione e il preventivo ( me sentivo una macchina in carrozzeria) e tu poi sceglierai se e qual fare”, ho acconsentito.
Non l’avessi mai fatto.
Mi han fatto delle radiografie alle terga che si colorano di sfumature diverse a seconda della composizione dei tuoi tessuti.
Marrone: in formissima ( era così solo sulla pancia..almeno l’addome è perfetto, tiè).
Lilla e violetto: liquidi ( da quanto ne avevo sembro un thermos)
Nero: cellulite, nero intenso è vecchia come la tua età, nero sbiadito di più recente formazione.
Esco di là con due zampilloni che si affacciano sui miei zigomi.
Guarda te se una deve pesare 44 chili ( ora 43 a dire il vero) e non avere delle lastre alle natiche tutte belle marroni.
Ingiustizie. I trattamenti consigliati mi costano come una vettura nuova.
30 e dico 30 sedute di bendaggio come una mummia, ginnastica passiva ( ma, perchè, non basta quella attiva che me sto a fa un c.. così tutte le sere?) trattamento con alghe, fanghi, ghiaccio, calore, laser, trombette, pifferi, e varie.Ma mi chiedo: se a me, così esile, che necessito di intervento in un paio di punti del corpo dove il sangue non defluisce come deve, mi fanno un preventivo del genere, a una bella piena, quanto je fanno pagà? Si, capisco che non va a peso come dal norcino, però se ti devono trattare dalla caviglia che somiglia a uno zampone, al polpaccio, al ginocchio vaccino, fino all’addome batraciato e al braccetto flaccido, se tutte ste cose non ce l’hai non te potrebbero fa ‘no sconticino?

Incontro ravvicinato con la sciatica

1 Aprile 2005 6 commenti


Ieri sera , secondo appuntamento con la mia nuova palestra.
Appena arrivo la mia amica mi presenta l’istruttore. Ricordavo di conoscerlo già, ecco perchè non capivo perchè ci tenesse tanto a presentarmelo. Perchè non è più lo stesso! Gli uomini col bicipite a forma di dirigibile non mi son mai garbati, però devo dire, meglio del nano gay somigliante a un cetriolino sott’aceto che c’era prima di lui, questo è.
Un bell’omone, biondo, abbronzatissimo, ovviamente, sorriso simpatico, sguardo audace.
Quanto a me, già stavo incartata come una Rossana prima di conoscerlo. Dopo, sono diventata una caramella mou.
Nella mia nuova tutina da fitness, con quelle nike da corsa che non ho mai usato, forse perchè pesano più del mio polpaccio, lo seguo obbediente.
Mentre cammino verso l’oblio, lo avverto che ho una scoliosetta e la cartilagine tra femore e rotula consumata, tutto dovuto ai tanti anni di danza classica, e per gradire, una fascite plantare cagionata dall’insano gesto di partecipare alla mini maratona romana due anni fa con calzatura errata, e in ultimo, ma non in ordine di importanza, un dolore al nervo sciatico che me se porta via dalla settimana scorsa.
Mi guarda come se avessi 80 anni.
Gli chiedo di essere buono con me.Sono un caso disperato. Troppo esile per gli sport effettuati, vita sedentaria avvocatizia, insomma, imploro clemenza.
Mi lancia prima di tutto sulla cyclette. Mi sorride e dice ” tranquiiiilla, ti fai solo dieci minuti, inserisci tutto nel video che trovi avanti a te, va da sola praticamente “.
Mi siedo. Mi chiede l’età. Ma guarda te. Manco so arrivata e tutti devono sapè che vado pe’ i 31. Poi il peso…daje!!! Vabbè, diciamo a tutti che peso 44 chili e così mi butteranno fuori per carenza di sana e robusta costituzione. Poi la difficoltà…da 1 a 5. Il mio dito si muove da solo verso 1….ma alla fine, orgogliosa del mio gesto, premo 2. I pedali non si muovono. All’inizio pensavo fosse rotta. Poi, con estremo sfrozo degno di una rottura alveolare, si comincia a muovere. Cioè, se il mio peso fosse stato 50, com’era, di marmo, sta biciletta? Bah.
Finiti i 10 minuti, mi appaiono madonne, santi e sirene bionde che roteano sulla mia testa dicendomi ” vatteeeene, vatteeeene”.
Incurante delle voci, torno dall’omone, che mi esorta a continuare, perchè ” sto andando benissimo “. Tocca al gluteo. Mi distende a novanta gradi su una macchina dove devo sollevare un certo rullo all’indietro. Santo Cielo. 15 chili. eppure mi sembrano 90. Li passo a 10 senza farmi vedere:)
Tocca quidi all’interno ed esterno coscia.
Mentro mi escono due lacrime di dolore, penso alla prova bikini, penso che un giorno avrò le terga più alte dell’Everest e continuo stringendo i denti.
Lui è contentissimo. E mi dice ” brava, per essere la prima volta hai molta voglia di fare e forza di volontà”.
Non sapeva che in quel momento avrei mandato a farsi fottere lui, tutti i suoi amici e parenti, dato fuoco alla palestra ed a me stessa per l’insana idea che ho avuto di iscrivermi là, invece di buttarmi in un centro estetico per ginnastiche passive, e che la sciatica mi chiedeva pietà a mani giunte.
Sorrido, e dico quasi sprezzante “dai che altro c’è?”.
Sono superiore, io.
Mentre faccio il vogatore, i tricipiti e i pettorali…( che poi mi chiedevo, ma una che le tette le chiede a babbo natale tutti gli anni, peraltro senza riscontro, i pettorali che li fa a fà? che è che devo tenè su? non c’è pericolo che scenda alcunchè)e i pesetti ( che il bastardo mi ha spacciato per essere da un chilo, finito l’esercizio ha confessato essere due, lo volevo vedere morto lì, spiaccicato sotto il tapis roulant)mi guardo intorno.
Oltre alle continue visioni di mari tropicali, lettini, amache, divani, visto che ce sto, butto un occhio alla fauna locale. Dei veri scaldavivande. Pompatissimi, si, la maggioranza più brutti di una multipla e più sudati di una fetta di prosciutto esposta al sole d’agosto.
Niete da fà, qua non se rimedia niente.
Per finire, passo agli addominali, unica parte del mio corpo rispondente ai comandi, e dopo un centinaio, prima di stramazzare nello spogliatotio, sorrido e saluto a testa diritta il biondone, che mi promette predisporrà una scheda personale adeguata alle mie esigenze, con previsione di visite tri-settimanali.
Forse l’unico modo è non pensarci. Rischio che, se comincio a prefigurarmi un’altra fatica del genere, invece della via della palestra imbocco quella attigua, giro tutto intorno all’isolato, e me ne torno sul mio bel divano ecrù.