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Archivio Marzo 2005

Voglio trovare un senso a questo addominale anche se… un senso non ce l’ha

30 Marzo 2005 8 commenti


Ieri, spinta dall’ormai prossimissima e inesorabile prova bikini, faccio l’ultimo giro palestre.
Pignola come sono, quando devo scegliere qualcosa devo prima visionare ed analizzare tutte le possibilità sul mercato per essere sicura di aver operato la scelta giusta. Così, ieri, giornata in cui per uno strano caso della sorte non ho lavorato, parto alla volta della scelta della palestra.
Palestra n. 1 , la più vicina a casa mia. L’avrei selezionata solo per l’ubicazione, mi permette di andarci in un minuto di motorino o, volendo esagerare, anche a piedi. Non depone a suo favore la location, però. Interrato della parrocchia. Parcheggio, scendo le scale. Diventa sempre più buio, sempre più forte l’odore di ascella. Arrivo al desk ( volendolo chiamare con eleganza). Nessuno. Dopo un paio di minuti sbuca fuori dalla sala pesi un tipetto calvo con classica maglia senza manica, tutto attillato e unto anche sulla zucca, che mi biascica ” ssssciao, sono alessandro, ti posso essere utile?”..ho pensato di scappare ma sorrido e gli rispondo che voglio informazioni sui corsi e sugli orari. Mi spiega rapidamente così tutte quelle cose dai nomi impronunciabili tipo totalpowerfitnessbodyaddominal, me_and_you_andthespinning, life_run_andyou, yoga_stretching_tone_postural ecc. ecc…di cui, ovviamente, non ho capito un pinolo, e, stordita dall’odore mefitico che proviene dalla sala pesi, oramai convinta anche dal costo mensile, talmente basso che probabilmente simboleggia la macanza di aereatori, decido di mai più tornarvi.
Mi rassegnerò a fare qualche metro in più. Mi sposto qualche via più in là, e raggiungo una palestra dove andavo qualche anno fa, che so essere stata rimessa a nuovo. Entro e infatti è il tempio del rinnovamento. Solo che sembra, tanto è kitch, il palazzo su via colombo di quel nuovo fantastico gestore telefonico pubblicizzato dal borone in tv. Tutto in finto marmo bianco, lucido come le braccia di quelli che, frattanto, dalla sala pesi, scrutano la nuova arrivata facendole una radiografia al coccige.
Mi passa davanti la classica strappetta con tutina super ultimo modello tutta abbinata anche nell’elastichino che raccoglie i capelli ai lati di una testa presumibilmente molto ordinata tanto è vuota, con un perizomuccio fosforescente in tinta con lo scaldamuscolo. La ragazza che è alla reception non è più confortante. Corpetto panterato, jeans a passera alta ( vita bassa è troppo poco) capelli raccolti in un bel mollettone anche questo panterato. Mi spiega che i soci sono obbligati ad indossare una certa divisa per le lezioni, diversa se al mattino o alla sera.Per le donne consistente in un tutino turchese con perizoma nero, per gli uomini un tutino nero con canotta turchese. Quasi svengo, riprendo i sensi, fingo di essere interessata, mi faccio spiegare gli orari, esco.
A questo punto mancherebbero altre 6 palestre da visionare. Sono stanca come dopo due ore di camminata sul Sinai. Le opzioni sono due: o torno alla mia piscina, e mi rassegno a :
soffrire di sinusite per tutta la vita:
scolorire con il cloro quel minimo di abbronzatura che riesco ad avere, artificialmente, al solarium, dopo dieci minuti di massacro dentro alla bara verticale;
sperare di vedere dei cambiamenti nella mia massa muscolare con due mesi di nuoto posologia due volte alla settimana, da 50 minuti cadauna, stile preferito rana;
indossare la cuffietta che detesto perchè detesto essere struccata e con i capelli raccolti indietro, mi ricorda quando alle medie mia mamma mi faceva la coda di cavallo perchè ero ballerina classica e non avevo scampo.
Opzione b, tornare alla vecchia palestra dove facevo danza un paio di anni fa, prima che la fascite plantare devastasse il mio piedino destro, dove conosco tutti, dove la speranza di incontrare un bel giovine è pari a quella di fare 6 al supernalotto, dove l’istruttore di fitness è gay, alto un metro e quaranta per quaranta chili.
Però, almeno, l’ambiente è familiare, non ci sono coattissimi in giro nè segretarie cotonate nè divise da pornodiva.
Vado. Apprendo con magno gaudio che quest’anno, incluso nell’abbonamento , c’è anche il corso di salsa che si tiene al martedì sera. E ieri, guarda caso, era proprio martedì. Quindi mi propongo di restare e fare la lezione di prova salsera.Mi avevano avvertito che trattavasi di un corso appena iniziato, quindi per principianti. Ma ho pensato chissene frega, anche se so già ballare è un’occasione per muovere le terga, comunque sia, ad integrazione di quello che poi farò in sala pesi.
La lezione inizia. La sala è piccolina, dentro ci saranno 30 persone ( al telefono mi avevano detto che i partecipanti erano CIRCA 15).
Gli insegnanti sono una coppia di boroni mai visti sul mercato della salsa.
Ora, l’insegnante di salsa tipo è in genere cubano, oppure italiano e non certo campione di eleganza e raffinatezza, questo lo ammetto. E anche l’ambiente salsero non è il Rotari club. Però c’è coatto e coatto. Ecco, questi due sono i campioni nel loro genere. Lei è una isterica con capello corto sparato a raggio, tutina da aerobica ( molto da salsa, sisi) lui un borone con classico pantalone bianco e maglietta nera attillata; la lezione è gridata da lei che scandisce i tempi del passo base come stesse dirigendo una lezione di step ( un’armonia incredibile, sembra di esere a Santo Domingo sotto una palma) mentre lui tiene il tempo con quello strumentello, credo sudamericano, composto da tubo e bacchetta.
Inquietante. Dopo circa quattro minuti, stanca dal ripetersi di un passo che conosco a memoria e stordita dalle grida querule della soggettona, non so come sottrarmi. Le mie amiche, le proprietarie della palestra, sono dietro di me. Mi guardano entrambe sorridenti, per loro è una cosa nuova e sono soddisfattissime. Mi riprometto di chiedere loro se l’anno prossimo mi fanno insegnare al posto della invasata.
Rimane un problema: non è una palestra qualunque…non posso uscire come sono entrata. Quindi, stringo i denti, e resto fino alla fine della lezione. Tornerò a fare il mio allenamento in sala pesi, ma inventerò ogni martedì sera una lombosciatalgia dalle sette alle otto e mezza.

Professionisti dell’infedeltà

24 Marzo 2005 21 commenti


Ieri sera ho conosciuto un mondo nuovo.
Ho più di trent’anni, e sono consapevole del fatto che la gente si tradisca.
Mi è anche capitato, peraltro, e ho anche ricevuto come gadget un pelouche a forma di alce, ma non sapevo che ci fossero i professionisti del settore.
Avevo una vaga idea della esistenza di uomini che tradiscono le moglie, o le fidanzate, con una certa frequenza e sistematicità.
Ma mai, mai, mi era capitato davanti un soggetto che ne ha fatto la propria seconda professione.
Sposarsi una mattina di luglio la ragazza che hai conosciuto sui banchi di scuola. Quella con cui dividi i primi sogni, le prime aspettative. E subito, dopo, iniziare una trama da soap opera per spupazzarsi questa e quell’altra donna.
La moglie: una donna come tante, graziosa, non una strafemmina, ma devota alla famiglia, al marito, una donna di casa, di altri tempi ( e di altri tempi parliamo). Una donna che non avrebbe mai tradito il marito nemmeno sotto tortura. Una donna che dedica la propria vita al marito che vede come un oracolo, in cui crede ciecamente. Una donna che gli regala due figli e li cresce con amore e integrità.
Le altre: tante belle donne, alcune libere, alcune sposate, alcune ragazzine, alcune mature, colleghe di lavoro, amiche, cassiere del supermercato, impiegate della posta, receptionist, hostess.
Inventare mille scuse, mille pretesti per uscir di casa la sera, al fine settimana, nelle vacanze. Partite di calcetto, conventions di lavoro, gare sportive, eventi,straordinari imprevisti, cene di lavoro con il capo, riunioni con vecchi amici, goliardie tra uomini.
Fermarsi a un bagno pubblico per cambiare la camicia e subito portarla in tintoria, lavarsi via l’odore di un profumo, togliere via dal viso brillantini di un fard o di un ombretto.
Introdurre le rivali in casa propria, inducendo la moglie a diventarci amica, così da poterle frequentare liberamente in casa, sotto gli occhi di tutti e senza sospetti.
Fare da testimone alle nozze dell’amante.
Poi, tornare a casa, con un mazzo di fiori per la ignara moglie e un gioco per i figli, che corrono contenti incontro al papà.
Non sono una moralista. Può capitare a tutti. Mi riesce difficile però cogliere il senso di un matrimonio quando è solo il palcoscenico di una vita che in reatà si svolge dietro le quinte, all’insaputa di tutti.
Per quasi vent’anni. Fino a quando lei scopre. Altrimenti, gli attori sarebbero ancora su quel palco.

Quanto se fatica pe’ tenesse un uomo

22 Marzo 2005 4 commenti

Sta arrivando aprile.
Aprile è il mese del rinnovamento estetico.
Improvvisamente, per esempio, domenica, ero seduta davanti al muretto bianco della casa al mare di un mio amico, quando mi sono resa conto di essere bianca come il muretto.
Dovrò fare un ciclo di almeno 6 lampade per assumere un incarnato degno degli abiti che ho intenzione di indossare..ma soprattutto per non rischiare di esser colta da un eritema solare simile alla scarlattina.
La mia massaggiatrice di fiducia colombiana è piena di appuntamenti. Santo cielo, un’altra fraccata di donne come me si sono ricordate solo a fine marzo che tra poco c’è quella cosa dal nome impronunciabile…come la chiamano..la prova bikini.
Ma io dico…ma perchè, perchè io devo passare notti insonni pensando alla prova bikini?
Poi, dopo mesi che lo dico, giovedì, lo giuro, parola di giovane marmotta, mi iscriverò in piscina. Farò due mesi di full immersion e ne ucirà una nuova donna in maggio, pronta per le rappresaglie che si scatenano tra le donne durante i mesi estivi.
Se dessi retta a tutti i consigli sulla bellezza interiore ed esteriore che regalano in tv e sulle rubriche per donne, sarei rovinata.
Praticamente nella giornata non ti avanza manco il tempo per sederti cinque minuti, senza contare che le cure medesime richiedono circa il 130 % di quel che guadagni.
Riassumo quasi pedissequamente quello che ho evinto da questi libercoli.
Al ritorno dal lavoro è previsto un bagno rilassante, ma bisogna avere cura di accendere preventivamente candele profumate e di cospargere ogni angolo della vasca con oli essenziali che favoriscano la respirazione, il rilassamento, la circolazione,le relazioni interpersonalil, l’autostima, la carriera, la vasodilatazione, e quant?altro.
Poi fai una mezz?oretta a bagno nei sali del mar morto e alga bruna per eliminare la buccia d?arancia ( magari ci riesci anche ma ti si sfrangiano le p?..nell?attesa).
Immagino chi ha i figlioli piccini e, mentre loro giocano ad ” ammazziamoci come le cavallette ” nel soggiorno, la mamma sta tranquillamente arravogliata nella vasca sotto una coltre di fango termale.
Terminato il bagno naturalmente ci si increma – modello cazzimperio sui finocchi crudi- con tutta la gamma di creme anticellulite, e poi idratanti-rassodanti.
Sul viso, dopo il latte detergente, la crema struccante, il tonico riequilibrante, passi una crema idratante, antietànotte, antirughe, contorno occhi e bocca.
Dopo almeno 10 ore di sonno, al mattino, prima di tutto, un po? di ginnastica.
Diciamo il minimo sindacale sarebbe una mezzora tra addominali e ciclette, e poi una mezzora di stretching.
Segue una buona doccia tonificante.
Devi però avere il tempo di usare un guanto di crine per togliere via le impurità e le cellule morte ( non vorrei essere al posto del mio piatto doccia co tutti sti cadaveri che gli piovono sulla testa) e riattivare la circolazione che, durante la notte, mentre dormivi tra sette cuscini con il pigiama di pile e i calzerotti di lana, probabilmente si è leggermente arrestata.
Poi devi ungerti tutta tutta con la speciale crema rassodante mattino, e sul viso stendere quella idratante e antietà giorno.
Indi la colazione, ricca e nutriente.
Ma attenzione: devi apparecchiare in modo tale che la disposizione delle stoviglie e la gradazione dei colori non intacchi la tua serenità interiore(chi cell?ha, poi?).
Come pasto base è previsto: il cornflakes perché ti fa allegria, le fibrette color marroncino perché aiutano la peristalsi, il latte leggero che favorisce la digestione, il bifydus activus per l?intestino, il succo d?arancia per le vitamine, il pane con la marmellata per l?energia, il burro no perché hai detto no al colesterolo.
Ti alzi, se ci riesci, che rotoli a terra sul fianco sinistro per quanto sei gonfia.
In tutto ciò, naturalmente non tutti i giorni, dovresti anche trovare il tempo di dedicarti alla lotta contro il pelo superfluo, contro il capello ostinato, alla meditazione zen, alla frech manicure e pedicure, al massaggio dall?estetista.
Poi, per una legge che ancora stento a comprendere, a molte donne piacciono gli uomini selvaggi.
Te sei stata 27 ore dall’estetista per farti dipingere un tralcetto di ciclamini sul mignolo sinistro, e ti piace l’uomo selvaggio.
Bah.

Meringhe e lacrime

21 Marzo 2005 13 commenti


Sabato, ore 10.

Ho appuntamento con la mia amica L. per la scelta del suo abito da sposa.
Si va in un noto atelier dove si possono noleggiare.
Alla mia amica, molto pratica e concreta, sembrava sciocco spendere la stessa cifra con cui ti compreresti un motorino per un vestito che indossi una volta sola nella vita (e peraltro manco lo puoi riutilizzare per il secondo, eventuale, matrimonio, perchè dice che non sta bene..).
L. è un disastro in fatto di glamour e moda, sconosce qualunque tipo di nuova tendenza, di cosmetico…un esempio per tutti, intende mettere dei sandali per la cerimonia.
Ora pare che si usino molto, qualche anno fa sarebbe stato un sacrilegio presentarsi col piedino nudo in chiesa.Le rappresentavo che nel caso, ci sarà da fare un sacco di cose, tra cui la french pedicure..me guarda attonita e fa ” la frenc-che?”. E vabbè. Quando poi ha cennato al tipo di pettinatura che desidera, con la corona di roselline e il capello sciolto a metà, modello figlia di non si sa quali fiori, m’è venuto il singhiozzo.
Quando, poi, mi ha comunicato che a truccarla sarà la cognata, la moglie polacca del fratello, ho cercato di esprimere le mie perplessità, in ordine al fatto che il trucco deve essere fatto con cura, deve reggere tutto il giorno, specie per le fotografie…gnente. Lei è così.
Comunque, ci viene ad aprire una signora di mezza età e di mezza statura anche, che io credevo, atteso che lavora nel settore, molto ferrata.
Ce capiva quanto un pensionato di Lampedusa.
L. è graziosa, ha un bel viso, solo che la la spalla e il braccio un pò…diciamo forte, robusto. Insomma se te da un destro tocca che te fai la maxillo facciale. La tipa le fa provare una serie di abiti con bretelline varie che andavano a sottolineare proprio il punto medesimo, e cioè la robustezza e compattezza del bicipite. Suggerivo io che forse sarebbe stato più adatto un abito a manica lunga comprimente se non fosse che si sposa in giugno, o quanto meno un corpetto senza spallina alcuna, acciocchè l’occhio si fosse posato altrove, magari sul decollete, e non sulla spalla possente.
Allora la tipa ne va a prendere diversi modelli nella stanza attigua.
Torna, prima di tutto, con un abito fasciante, uno di quelli con cui non puoi fare nemmeno i gradini della chiesa senza rischiare di spalmarti sui sanpietrini e al quale mancano solo le squame per somigliare, come risultato finale, alla sirenetta.
Il tutto contornato da strascico principesco e velo chilometrico.
Poi è stata la volta di quello modello country, gonnone lagrgo e corpetto ingentilito da fresche roselline in tralcio, carino eh, per carità, ma sicuramente indossabile solo da una taglia 40, se non si vuol rischiare di sembrare la moglie del fattore.
Dopo, il modello anni 80: color verde acqua, con una rosa piazzata sul fianco destro..da film horror.
Poi ne ha provato uno che era l’unico che mi piacesse,color champagne, piuttosto sobrio, ma siccome L. ha l’incarnato color champagne, o avrei dovuto usarle violenza oer convincerla a entrare in un solarium e farle assumere l’aspetto di una portoricana, oppure non si sarebbe capito, durante il brindisi, qual’era il vestito, quale il bicchiere,quale il visetto.
Peraltro, quando la signora commessa ha bonfonchiato che su quell’abito lei ci avrebbe visto bene un velo non comune, unvelo corto, fatto (testuali parole ) ” a spazzolino”, immaginando L. con un velo a raggiera come quello della Marchesini nei Promessi Sposi, abbiamo cambiato modello.
Infine, è stato il turno dell’abito terrazzato, con vari piani talmente larghi e lunghi che avrebbero potuto alloggiarvi ombrelloni, lettini e finanche il chiosco delle grattachecche.
Insomma, il tutto è durato ben poco, nell’arco di un’ora ne ha provati diversi, devo dire tutti bastevolmente ributtanti, e poi ha optato per una meringa bianca che l’aveva colpita tanto. Conoscendola, e sapendo che ragazza semplice sia, non avrei mai supposto che scegliesse un abito a forma di torta nuziale, ma contenta lei, contenti tutti.
Mente lei provava gli abiti vari, ripensavo a qello che io almeno undici anni fa disegnai mentre ero nella sala d’attesa del mio medico di famiglia, tutto sommato ancora attuale, e mi chiedevo che tipo di aeroplanino avrei potuto fare col modello tornando a casa, perchè certo, lasciarlo li, in un cassetto della scrivania, risulta piuttosto gravoso da sopportare.
Ho lasciato il fidanzato con cui stavo ai tempi del modellino, ho lasciato il fidanzato successivo e quello ancora seguente, e forse forse il vestituccio suddetto mi ha portato un tantinello zifera.
La mia amica di blog L. mi aveva suggerito che non mi avrebbe fatto bene partecipare alla scelta dell’abito nuziale, ma io come consulente immagine, dovevo presenziare necessariamente; ecco, meno male direi, altrimenti la tipa l’avrebbe convinta a noleggiarne uno con uno scollo a barchetta che le avrebbe fatto un braccio da portuale.
Insomma, andarci ci dovevo andare, e così ho fatto.
Devo dire però che, mentre venivo via di la ed andavo a casa del vetusto, in un momento di mestizia profonda, ho pensato più volte di:
1) emigrare, prendendo il primo aereo per andare ad aprire un chiosco a cuba, sposare un cubano a ritmo di salsa, e fare tanti bambini ciao-crem;
2)immolare la mia ka e saltare giù dal raccordo, giusto perchè così si possa parlare a lungo di me come quella che ha tentato di decollare con una vettura ford;
3)varcare la soglia di casa del vetusto, inginocchiarmi e chiederlo come sposo, fingendo 3.1) che non sia già coniugato 3.2) che mi voglia in moglie 3.3) che non morisse sul colpo per le troppe risa.
Invece no, mi sono deflagrata l’anima con qualche canzone strappacore così da occludere il canale lacrimale fin tanto che ero sul raccordo,mi sono ricomposta, autoconvinta di essere molto appagata, ho scorto finanche la vita che mi sorrideva dallo specchietto retrovisore, ho sedato la malinconia con una sigaretta e del riso alla cannella, e mi sono presentata a pranzo dal vet con il sorriso di una che ha appena messo su una protesi.

Boscaiola, Bacardi Friiiizer e Karaoke

18 Marzo 2005 12 commenti


Giovedì sera

F. è un tipo che ho conosciuto in chat l’anno scorso.
Ci siamo anche incontrati, una volta solamente, e quando mi sono resa conto che era: nano (il solito metro e 70 scarso- mi ci so abbonata), semicalvo, pochi denti mal distribuiti, occhi infossati…ho capito che non era l’uomo per me. Un peccato, perchè invece è simpatico, intelligente e discretamente abbiente:)
Comunque,posto che non è il massimo dell’avvenenza, ci siam sempre tenuti in contatto perchè è sempre stato molto cordiale e gentile.
Quindi, ci scriviamo una mail di saluti quasi tutti i giorni, ma da allora, quasi un anno fa, non ci siamo più visti.
Ora, sapendo che mi diletto nel canto, e avendo ricevuto alcun degli scempi che ho registrato, si professa come mio accanitissimo fan e quindi ci teneva a sentirmi cantare dal vivo. Così, mi informa che un suo amico possiede un pub dove al giovedì fanno karaoke…
Sulle prime un pò scettica, a dir la verità, mi piace cantare e registrare i pezzi con la mia amica, e cantare ai matrimoni degli altri, ma esibirmi su un palco triste dove quasi tutti cantano come spugnette per lavare i piatti non è gratificante.
Alla fine, davvero, più per farlo contento, è così gentile, accetto.
Non avevo capito che inclusa nella serata c’era anche la cena con lui.
Appuntamento a Piazza Mazzini, davanti alla BNL, alle 2030.
Arriva nella sua mini verde inghliterra, e…a parte il fatto che me lo ricordavo molto meno brutto, mamma mia quanto so’ rozzi sti uomini moderni.Sarà che frequentando il VETUSTO, ao’, non c’è paragone, l’uomo di una certa età ha proprio degli altri modi di fare.
Costui arriva e per prima cosa si lancia sul bancomat per prelevare dei contanti.
Mo’, buona norma vorrebbe che fosse arrivato 5 minuti prima di me, che avesse effettuato il suo bancomat con calma e mi avesse aspettato bramoso e paziente.
Vabbè.
Quindi, mi lascia in piedi fuori dalla mia macchina, ad attenderlo.
Poi, ovvio, non mi apre lo sportello, sale lui, salgo io. Mi consegna una simpatica violetta del pensiero, riposta in busta di plastica, col vasetto sporco di terriccio, dicendomi ” così, per non venire a mani vuote”…mah.Credo sarebbe stato meglio.Poi io, accetto solo diamanti.
Scendo, la ripongo nella mia macchina ( tanto ci tenevo che ce l’ho lasciata tutta la notte, sarà li boccheggiante a chiedere pietà), risalgo nella sua.
Premetto che la voglia di uscire ieri sera equivaleva a quella che hai di fare gli esami agli università. Da ieri mattina un dolore fisso al nervo sciatico mi obnubila i pensieri (come ha detto mia madre quando mi sono stupita del dolore…”eh beh, è come fossi una macchina di trent’anni…comincia a funzionà male”) e quindi avrei proprio voluto restare a casa. Ma quando un impegno è preso…
Certo, non immaginavo di dover fare 3 km di lungotevere a piedi.
Parcheggiamo, facciamo un buon tratto di strada, quando il cretinone si rende conto che non ha messo il ticket per il parcheggio. Torniamo indietro. La fitta alla sciatica mi trafigge, ma sorrido stoica.
Arriviamo faticosamente in pizzeria, mezzora di fila fuori.
Mangiamo, finalmente, usciamo che è ancora moderatamente presto. Subito dietro l’angolo c’è il locale del karaoke.
Quasi subito, consegnamo il bigliettino con la canzone scelta ed il mio nome alla cameriera sfarfallante.
Sono le undici.
Lo spiker, ovvero quello che avrebbe dovuto annunciare con una certa simpatia e ilarità le canzoni in sequenza, aiutare chi se la cava male, e sostenere la serata, era un’orca marina ripiena di fettuccine, poco gradevole alla vista e secondo me, nemmeno dotato di una grande voce.
Frattanto assisto a un penosa sfilata di pseudo cantanti che mi hanno rovinato la digestione.
Nell’ordine: Fausto Leali di Testaccio ( un tale che aveva tutta l’aria di essere un assiduo frequentatore del luogo, sapeva tutte le canzoni a memoria e aveva una giacca che sembrava prestata per l’occasione, con l’aria mezza alcoolica e la dentatura ingrigita dalle marlboro); Luigi Tenco con le placche alla gola ( un giovanetto sulla ventina, completamente deficiente ed esaltato, che oltre a cantare delle canzoni assolutamente retrò, si dimenava anzichennò, come fosse a saranno famosi); Aretha Franklin mista Pappalardo ( una tipa che da sola occupava tutto il palco, e che si dilettava in canzoni da uomo gridacchiando come una cornacchia ); la romantica del caso ( una poveretta che voleva dedicare “Il cielo in una stanza” al suo fidanzato; lui si è alzato dal tavolo per l’occasione ed è venuto a farle il tifo in prima fila; lei si è emozionata, e comunque aveva la estensione vocale di una molletta per stendere i panni e quindi non si è capito che cosa abbia cantato, e al termine della penosa esibizione – e questo è amore – lui la bacia comunque teneramente sulla fronte e se ne vanno felici al tavolo – io li avrei seppelliti entrambi); per finire, er coatto del caso che ci ha deliziato con “grazie roma”.
Dopo un’ora e mezza di questa solfa, comincio a chiedermi perchè la mia canzone non viene mai annunciata. Sarò stata cestinata perchè è spagnola e non piace? Oppure, sarò stata così fortunata che, proprio il mio biglietto, sarà finito sotto alle suole dello spiker?
A mezzanotte e mezza chiamo la cameriera e le chiedo notizie. Si va ad informare presso il cetaceo cantante e lui gli riferisce che aveva letto solo la iniziale del mio nome, e l’aveva scambiata per l’equivalente maschile, corrispondente a un tizio che sta li tutte le sere e li delizia con la sua ugola simile a un tubo di scarico, e siccome non gliela fanno più a starlo a sentire, lo aveva, per l’appunto, cestinato.
Quindi, si scusano e mi fanno cantare subito dopo.
Durante la mia esibizione è successo di tutto.
Fortuna che la canzone la so a memoria. Le righe di testo sul video si sono incrociate tipo settimana enigmistica, il microfono si è abbassato fino a diventare finto…e dopo un pò che cercavo di farglielo capire, il cetaceo mi guarda e fa ” ma tu, ti senti? pechè io no” ..e io…” ma scusa, non sarai tu l’addetto alla fonia, o io?”…
Seccato, mi alza sto benedetto microfono e finisco degnamente il pezzo.
Torno al tavolo e l’invasato mi dice tutto emozionato ” eri bellissima sul palco (è pazzo) sei bravissima (ha bevuto due birre e un bacardi frizer, come lo chiama lui) sei melodiosa e canti come un usignolo, ora potrò dire a tutti che sono tuo amico…
Mi ha riportato alla macchina, e stamani mi ha inviato una mail di ringraziamento, con la proposta per il bis.
Quando si dice l’ingenuità.

Una passione durata quanto un gatto sul raccordo

14 Marzo 2005 14 commenti

venerdì, ore 2030.

Io e l’elvetico abbiamo appuntamento con altre persone per andare a mangiare e ballare salsa in un posto dove si posson fare entrambe le cose, così che una di loro, che non sa ballare, possa evitare di fare la carta da parati per tutta la sera.
Vado a prenderlo in albergo.
Sale in macchina. “Ciao, mia cara “. A parte il fatto che “mia cara” mi sa tanto di quei film anni 60 dove le donne si chiamavano tutte Jane, o Mildred, e gli uomini tutti John, o Jack, e le voci erano tutte uguali e suadenti e i dialoghi ciclici – il resto sembra essere ok. Per l’occasione salsera si presenta molto easy going, un jeans e una camicia bianca, insomma, esteticamente, lo approvo.
I miei commensali sono: mio cugino – insegnante di salsa – con la di lui femmina, nonchè un amico di mio cugino che ha l’età del vetusto ( ammazza quanto me piacciono questi maturi ao), odontoiatra bello come er sole, che si è sempre dimostrato con me solo un amico, un pò per timore di infastidire mio cugino, un pò perchè avrà paura di non riuscire a sostenere i ritmi di una donna più giovane ( inconsapevole, non sospetta che lo avrei fatto ringiovanire di quindici anni con la mia compagnia, e vabbè), nonchè un’amica della femmina di mio cugino ( la chiamo femmina perchè quello è, una tagliata de manzo), bella matura pure lei, modello separata_figligrandi_delusa_cerco compagnia solo per il we (un pò come tutti quelli di quella età, me pare) invitata per farle conoscere il bel dentista (per la mia modesta opinione e pe quanto stavo a rosicà -io col siculo scemo e lei con l’odontoiatra simpatico e fascinoso – lui è decisamente sprecato pe quella, comunque…).
Durante la cena l’elvetico da dimostrazione della sua sagacia anche con gli altri presenti, che infatti lo guardano con tenerezza.
Riassumendo, a parte la pochezza dei contenuti, vertenti quasi solo sulla fisica, e la idiozia delle sue battute che non avrebbero fatto ridere nemmeno una fotocopiatrice, una delle cose che mi ha turbato di più è la sua esponenziale gestualità e la forzatissima espressività del suo viso, da bravo uomo del sud, per carità, anche noi romani lo facciamo, ma nel caso suo sembrava proprio che stavamo a giocà al gioco dei mimi:)
Poi ogni tanto sobbalzavo ai suoi “miiiiii” (che tanto mi fanno venire in mente aldo giovanni e giacomo)…insomma, diciamo che complessivamente non è proprio un uomo che si può portare dovunque.
Comunque, terminata la cena, si inizia col ballo. E qui, devo dire, che se la cava egregiamente. Escludendo la mimica facciale che durante il ballo diventa proprio una specie di epilessia, tutto il resto c’era. Ritmo, sensualità, armonia dei movimenti, calcolando che è riuscito anche a trainare la femmina di mio cugino ( che, notoriamente, balla solo con uomini piuttosto robusti, altrimenti se li porta via), ha dimostrato una certa capacità nel settore.
Il dentista e la vegliarda se ne vanno a mezzanotte (eh si, a volte questi di questa età mi cadono sulla resistenza alle tarde ore, il vet no, lui è infaticabile…..ahhhhhh-sospirone-)..lui con la scusa di accompagnare lei, lei con la speranza di trombarsi lui.
Ho saputo poi che si sono persi nel tentativo di trovare la di lei auto e sono stati a giocare con lo stradario come due girandole fino alle due:)
Mio cugino e la tagliata, non prima di avermi dato la loro benedizione per l’eventuale congiunzione con il siculo, perchè si, non brillante di luce propria, è però pur sempre un bel ragazzetto bastevolmente educato (uso “-etto” per l’altezza, è inutile che continuate a di che un uomo di 1,70 mt non è basso, ma in che epoca sete nati??? un uomo così non era basso negli anni 60, ai tempo di “poveri ma belli” quando tutti si chiamavano mario, gino e nando ed erano tuti nani, ma non nella nostra generazione)se ne vanno verso l’una.
Glisso sul fatto che io e mio cugino dovevamo scambiarci degli oggetti presenti nelle rispettive auto, quindi al momento del suo andare via dovevo accompagnarlo fuori. Ho quindi chiesto all’elvetico se preferiva accompagnarmi (SCONTATO) o restare dentro ( BASSEZZA GRAVISSIMA).Mi risponde che preferisce aspettarmi dentro per non subire sbalzi climatici. Cioè, sei nato a Catania, dove se te va bene fa 40 gradi, ti sei trasferito a Ginevra dove fa meno 20, ed HAI PAURA DI SUBIRE SBALZI CLIMATICI A ROMA NEL TRAGITTO DAL LOCALE ALLA MIA MACCHINA????
Sono mancata circa 5 minuti. Quando torno, lo cerco al nostro tavolo, convinta di ivi trovarlo ad attendermi bramoso. Non c’è.
Lo cerco al bancone del bar, assetato. Non c’è.
Lo cerco in pista. C’è.
Sta ballando con una nera, ipertricotica, alta un colpo, mezza nuda, con due tette che potresti usarle come cappelliere, che muove le natiche come stesse a Rio. Sono basita. Mica di gelosia, ma sono esterrefatta dalla maleducazione che riescono a dimostrare certi uomini. Ti lascio per 5 minuti, non vuoi accompagnarmi fuori, e ti trovo a ballare con la Noemi Campbell del Tufello mentre ti si spalma addosso come uno strato de nutella?
Vabbè. Finito il balletto, torna da me e ha anche la faccia come il c. di dirmi che gli sono mancata…bah!
Nella ora e mezza successiva balliamo sempre, mi fa diverse allusioni sessuali ma sostanzialmente nulla di concreto, si era particolarmente concentrato sulla spallina del mio reggiseno che ogni tanto cadeva, ballando, e questo pare gli creasse un sommovimento ormonale simile allo tzunami, ma nulla più.
Meno male che almeno ballando è riuscito a stare un pò zitto.
Il locale chiude alle due e mezza. Lo porto in albergo. Temporeggia. Non vuole scendere, chissà che pensavo…questo vole chiacchierà!!! Abbiamo fatto le tre e mezza li sotto mentre mi spiegava: il fenomeno del sale che scioglie il giaccio con le sue varianti…e la sua insulsa, stupida visione del mondo femminile e delle sue sfumature.
Mi si chiudevano le palpebre ma non volevo essere maleducata..
Alla fine grazie al cielo cede lui, e se ne va a letto.

Sabato mattina.
Avremmo dovuto passare la giornata insieme e poi lui doveva ripartire nel pomeriggio.
Quando ho aperto gli occhi ho immaginato le lunghe ore ad ascolate le sue minchiate, e non ho avuto dubbi.
Sono andata a salutarlo verso le undici, e dopo qualche minuto ho simulato una chiamata al cellulare della mia vicina di casa umbra che comunicava che uno dei miei cani stava male, e necessitava di immediato soccorso ( ammazza che fantasia eh). Quindi, mi scuso, mi fingo triste e cupa per l’abbreviazione non programmata della sicuramente stupenda giornata che avremmo trascorso insieme per le vie di Roma, e me ne vado.
Solo una mezzora, di più non avrei tollerato.
Baci sulle guance (nzia mai che t’allarghi troppo)e dice “allora, MIA CARA, quando vieni a trovarmi a Ginevra? Ti organizzerò un giro turistico che spero essere all’altezza del tuo “..
Aspetta, aspetta, stoggiallà.

Sagace come un comodino, caliente come un frullato

11 Marzo 2005 11 commenti


Giovedì sera.

Il mio rapporto con il macho latino in questione nasce perchè è il cugino della mia amica A.
E’ residente a Ginevra, è venuto altre volte a Roma per visitare la cugina e la città, ma non ci siamo mai incontrati perchè, solitamente, ero in compagnia del Vetusto. Ci siamo però sentiti al telefono, poichè voleva informazioni su dove poteva andare a ballare salsa a Roma. Quindi abbiamo cominciato a scriverci qualche mail…scambiati qualche telefonata….e ieri viene Roma per conoscermi.
Il ragazzo è di origine sicula, di Catania. All’età di venti anni si trasferisce con i genitori in Svizzera.
Te lo prefiguri come il classico maschio latino….pieno di passione, di carnalità….
Stazione Termini, ore 20.30.
Vado a prenderlo nella mia Carriemobile, lui ha preso quel simpatico trenuccio che da Fiumicino porta a Termini per non farmi scomodare troppo( sbaglia, perchè tanto non mi sarei comunque scomodata).
L’ho visto in foto più di una volta. Sembra belloccio. Moro, occhi scuri, bei lineamenti, bel sorriso, belle mani, aggiunge A. che è molto curato, ben vestito, e S.(cugina di A.) aggiunge che sa ” di pulito ” ( embè se me capita n’altra caciotta ambulante come quello di Napoli emigro).
Mentre attendo in quarta fila e nel frattempo mando un sms al Vetusto ( informato della serata, non dico bugie io) sento bussare al finestrino. Quasi quasi stavo per tirare giù il vetro per vedere da dove arrivava il rumore….è lui. E’ nano.
Ahahhahahah!!!!! Ossia, nano…insomma, S. mi aveva detto ” guarda ( facendo con la mano) sarà alto così (indicando buoni 10 cm più di lei, che è 5 più di me..)”….colpiffero!!! Sarà un metro e settanta scarso. Orcocan, proprio ieri che decido di mettere gli stivali tacco sette che non uso mai, proprio per non sembrare piccola esile bambolina tanto carina al primo appuntamento.
Ce dovevo venì co le pattine….vabbè.
Scendo, scambio di baci…buon profumo. Lo scruto. Giacca e pantaloni grigi, giaccone di pelle , scarpa ok…tutto giusto.Tranne l’altezza..vabbè…sale. Conversiamo come ci conoscessimo da sempre…lui chiacchiera che è una macchina. Infatti me ne rendo conto solo due ore più tardi, al ristorante, quando, molto preso dal dessert, fa cinque minuti di silenzio. E’ stato allora che ho pensato che sembra un registratore di cassa….mi erano cresciuti i padiglioni tipo star trek..
Glisso sulla incommensurabile figura da tordi, quando, nell’ordinare al proprietario ( che poi è una persona che conosco bene) lui dice che non beve alcolici perchè gli viene sonno.
A parte il fatto che non accetto che un uomo di sana e robusta ( oddio, robusta..questo lo devo ancora verificare) costituzione non faccia punto uso di alcool. E soprattutto che dichiari pubblicamente, davanti al proprietario di un ristorante che nasce come una enoteca, pregiatissima peraltro, che lui non beve perchè il vino gli fa effetto soporifero. Marco (il proprietario) mi guarda con l’occhio interrogativo de quello che dice…”che ce l’hai portato affà?”…volevo morì.
Ho bevuto un pò io per attenuare la tensione.Tanto poi guidavo io!!
Durante la conversazione, scopro che:
- parla solo della sua materia (è insegnante di fisica)
- ogni cosa, ogni evento, sensazione, accadimento, emozione, viene spiegata con qualche fenomeno termico, cinetico, ecc.(m’ha fatto due palle pe spiegamme che una candela come quella che avevamo al centro del tavolo su Marte non avrebbe mai funzionato per un problema di gravità..ma dico io, cazzacciaccio me ne frega ammè se non posso accende ceri su Marte e fa la processione?)
- ha la sagacia, come da titolo, di un comodino. Non capisce bene le mie battute, o solo a scoppio ritardato, oppure risponde con un ” ma briccona!”…oppure “disgraziatella!”….
- è omo d’onore. Da vero siculo doc, è uno di quelli che si aspetta di trovare la donnina di altri tempi che te la fa vedere solo dopo dieci appuntamenti e solo se tu le hai promesso le nozze…mo, non vorrei sembrare troppo concreta ma, a parte che dieci appuntamnti non ce li abbiamo visto che parte domani, io de sposamme questo non ce penso pe gnente…quindi me sa che non se ne fa gnente!!!(ultimamente parlo come un uomo…naggia)
Usciamo. Su ponte Sisto, come per magia ( manco avessi pagato ao) si spengono le luci mentre noi attraversiamo ( e i tacchi me se so nfilati in ogni sampietrino, cavolo, ma questo non c’entra con l’atmosfera romantica, e lui non se ne è avveduto)…mo dico….c’hai davanti una signora femmena, taccata, minigonnata, bionda anzikennò….ke volemo fa???Mica tanto eh…però…che ne so…fai onore all’omo latino!!!!Un bacetto….un complimento…una carezzuccia…
Gnente.
Attraversiamo sto ponte, e come siamo sul lungotevere opposto si riaccendono le luci…incredibile…o comincio a vedere le vignette come Ally Mac Beal, o è vero. Ma tanto, non serve.
In auto, ha l’impeto estremo di scaldarmi la mano destra mengre giace, inerme e gelida, sul cambio.Wowowoowowow.
Lo porto in albergo, mi bacia sulle guance, dopo un quarto d’ora mi arriva un sms che dice che gli manco ( te manco? ma se ci siamo conosciuti stasera? Sarà il fuso orario) e che mi pensa ( si penza, penza a quanto si scemm!!!!).
Stasera ho il bis. Lo porto a ballare. Salsa, ovviamente. Se non mi scongela mancollà….lo rimetto sull’aereo e chi s’è visto s’è visto:))

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Gnocca’s day

8 Marzo 2005 13 commenti


Ohhhh.
E questa mancava.
Una al mese ne abbiamo.
Natale.
La Befana.
S. Valentino.
La Festa della donna.
Ricordo che i primi fiori ricevuti per questa occasione risalgono al 1989.
Allora quindicenne, stavo con un ragazzo fascinosissimo che faceva il modello. Era tutto molto bello salvo il fatto che, ad ogni appuntamento, mi lasciava sul selciato ad attenderlo circa un paio d’ore. E io, tapina, stupida come un sarago, lo aspettavo per tutte le due ore. L’otto marzo di quell’anno mi portò dei fiori, un bouquet di roselline gialle, che io, emozionata, dopo i venti minuti che mi dedicò nella sua giornata, dimenticai su un muretto.
Forse allora dovevo già capire tante cose:)
Ricordo che questa circostanza era fonte di allegria quando si faceva sega a scuola con la bieca scusa della partecipazione alla manifestazione più triste del mondo e, con rametto di mimosa all’occhiello, si andava per piazza Esedra gridando ” come mai, come mai, noi non decidiamo mai, d’ora in poi, d’ora in poi, decidiamo solo nooooooi”.
Tristessa.
Crescendo ho rifiutato di partecipare ad ogni riunione, corporazione, assemblea, corteo, cena, dopocena. Mi vengono i brividi se penso a tutte quelle sciamannate che stasera vanno a sentirsi Elseve davanti a un pupone unto che si spoglia per l’occasione. Non potrei. Ma non certo perchè sono bacchettona…e chi mi conosce sa quanto sono distante dall’esserlo.
Ma perchè ritengo che l’uscita al femminile per festeggiare un evento che , first af all, nasce da un accadimento grave, e inoltre, può essere giustificabile solo ed esclusivamente in età puberale, sia ridicola e immotivata.
Non ho mai condiviso il malinteso senso dell’emancipazione ormai dilagante, non ho mai sostenuto la parità dei sessi che non c’è, ma soprattutto non mi sento consolata se una mattina di marzo qualcuno mi regala dei fiori.
Perchè non ho bisogno di essere consolata, prima di tutto.
Sono donna, c’ho uno strapotere tra le….mani che gli uomini non possono avere.
Secondariamente, non voglio essere vezzeggiata in questo modo.
Perchè voglio qualcuno che mi faccia la FESTA ( in senso biblico e non!) tutti i giorni. Ma non perchè sono donna. Perchè è insito nella reciprocità, immancabile, di un rapporto sano.
Siamo donne, accettiamolo. E’ il modo più rapido per vivere serene.
I ruoli sono diversi. Non cerchiamo di appropriarci di ruoli che, per la natura delle cose, non ci appartengono.
Rispettandosi vicendevolmente, si riesce a combinare due ruoli diversi, incastrandoli l’uno nell’altro(ao non ve ncastrate troppo che sennò è un macello poi…ci vuole il piede di porco per tirarvi via!)
Quanto al gnocca’s day…
State a casa. Andate al cinema.Se avete un uomo, esercitatevi nell’arte di “incastrare i ruoli” sotto il piumone Bassetti. O anche sopra, dipende quanto caldo fa a casa vostra.
Ma non mi andate a cena in quei posti tristi che vi fanno trovare il rametto giallo come centro tavola.
E soprattutto, non andare a infilare banconote nelle mutande di qualche glabro spogliarellista.
Volete uscire con le amiche? Fatelo. Io la cena al femminile, modello sex and the city, piena di gossip e racconti a luci rosse, la organizzo spesso e con gruppi di amiche diverse. Fa bene, è sano, ci si confronta, si torna a casa meno incazzate con il partner di turno perchè hai scoperto che c’è chi sta peggio de te.
Fiori? Mandateli da sola. Fa bene pure questo. I colleghi o i vicini, a seconda del luogo, ti guarderanno con una puntina di stima in più. Se ricevi i fiori=te li meriti= hai un uomo che sbava= sei una figa.
Qui in ufficio l’anno scorso, in un periodo in cui lo studio era diventato un vivaio, atteso che ricevevo fiori ( da persone diverse poi ehehhehe) due volte alla settimana, ho acquisito un punteggio che manco se avessi fatto gli straordinari tutti i giorni. E ancora si parla di me come ” quella che riceve sempre i fiori” anche se è passato quasi un anno.
Vuoi vedè lo spogliarello? Ecco sul punto….ho le mie riserve. A parte il fatto che l’uomo che si spoglia a tempo di musica tutto bello unto di olio profumato mi sembra più una mazzancolla pronta per la frittura, quasi mai erotico ma semplicemente ridicolo. Mi fa pensare a quei quattro deflagrati di centocelle, o alla versione originale americana, che azzeccano quei quattro passi di danza (male) per poi scartarsi come una caramella mou sul finir dello spettacolo, con un solo, efficace, gesto.
Come se fa ad eccitarsi davanti a una cosa così idiota?
L’anno scorso, una delle mia chat disadventures, una sera mi disse che mi aveva preparato una sorpresa. Arrivati a casa, mi fa sdraiare sul divano, e mi prepara un aperitivo. Poi traffica col lettore dvd…si toglie le scarpe. Ma non parte nessuna canzone. Ho pensato che fosse idiota e non sapesse spingere il tasto play. Afferro il telecomando e mi fa “no, tesoro, aspetta, stai seduta li buona, penso a tutto io “. A parte il fatto che se uno mi dice stai_li_seduta_buona rischia che lo azzanni alla carotide, mi rimetto seduta buona per quieto vivere. Lui era così gentile, del resto…poi fa partire quella canzone nauseabonda che andava tanto di moda l’anno scorso, non so manco di chi è però dice solo “fuck qui e fuck li”…ecco, quella.
Già la canzone mi dava sui nervi…io che avevo portato un cd di jazz. Stupida oca, direbbe qualcuno.
Poi comincia a sgambettare nel tentativo mal riuscito di muoversi a tempo con le note inaudibili del brano…per la seconda volta, penso che sia scemo. Mai poteva passarmi per il capo che fosse il prologo di uno striptease. Si slaccia la camicia, e coniugare l’operazione con il sempre presente tentativo di ancheggiare a ritmo dava un risultato piuttosto esilarante. Si toglie i pantaloni ( furbissimo, si era precedentemente tolto le scarpe) …e io non lo so voi eh…bell’uomo, poi, veramente un bel fisico….ma quanto me poteva venì da ride? Cioè che ve devo di…a me uno in boxer e calzini che zompetta per la stanza cercando di captare l’attenzione dei miei ormoni….ho cercato di resistere per non ridere…
Poi, da vera donna Elseve, l’ho sedotto, in modo tale da interrompere prima dell’esito quella scenetta che mi stava cagionando sussulti parkinsoniani. Ma non di eccitazione come credeva l’impubere:))

Non se magna? No party!!

3 Marzo 2005 10 commenti


Mecoledì, ore 18.30
Moby dick (il mio ex fidanzato, ndr) mi chiama, assicurandomi che stavolta no, non si presenterà alle dieci, che stavolta si, andremo a cena ad un orario decoroso.
Ore 20.30
Lo chiamo io. E’ in azienda, con la voce da vip, quello mooolto impegnato a firmare autografi, mi dice che è proprio una giornataccia e che presumibilmente farà un poco più tardi.
I morsi della fame cominciano a farsi sentire, afferro un pezzo di pecorino di Siena, smadonnando un pò.
Ore 21.30
Non si vede luce. Lo chiamo. Non gli prende il cellulare. Quindi, presumibilmente è ancora nell’interrato dove le sue 35 schiave lavorano a testa china sui telefoni, rompendo i maroni alla povera gente che è a cena seduta davanti a S. Remo e non ha alcuna intenzione di intervallare lo spaghetto e Califano con una promozione telefonica.
Ore 2140
Chiama lui.Mi dice che oggi è stata proprio una giornata particolare ( come le altre centomila da quando ha avuto la bella idea di fare l’imprenditore dei miei cogl..stivali) e che è appena uscito dall’ufficio, quindi arriverà verso le dieci.
Ore 22.00
Le mie paturnie sono a tremila. Aggiungo al pecorino senese un mandarino e un cioccolatino.Gli mando un sms nel quale gli spiego che stasera festeggiamo, perchè è l’ultima volta che mi faccio fregare ad uscire con lui.
Ore 22.10.
Finalmente giunge.Con la faccia più beota che conosce mi dice di non prendermela, che non succederà più e che la prossima volta si organizza con qualche dipendente per fargli chiudere l’ufficio. Sarà la settemilionesima volta che sento sta frase.Mi maledico per essere ancora così torda.
Resetto tutto il mio incazzamento e cerco di essere cordiale, ripromettendomi che è davvero l’ultima volta.
Ristorante grazioso, in Prati. Sembra che il fatto di essere lasciati da me agli uomini faccia molto bene. Mi diventano dei fiori. Lui ha smesso di fumare, è diventato romantico, gentile, generoso, mi porta in posticini molto carini , è diventato quasi sommeiller, quando prima si imbottiva solo di latte (giuro) o acqua naturale.
Alle dita porta degli anelli tribali inquietanti. Mo, su una giacca, cravatta e applombe (se scrive così?) da imprenditore, cacchio c’entrano gli anelli tribali gruppettari io nooso. Tra l’altro, gli faccio anche notare che aveva sempre sostenuto di non poter portare alcun anello, quanto mai la fede nuziale (eventualissima) poichè ha le dita palmate, tipo paperino, sicchè l’oggetto sferico gli avrebbe cagionato notevoli fastidi. Incvece mo non ne porta uno, ne porta tre. TRE. Mo, improvvisamente, non je danno più nessun fastidio.
Poi, si ostina a pensare di essere magro. Quindi, sopra la giacca porta uno di questi piumini senza maniche , ma non di queli sottili, lisci, no, è di quelli belli imbottiti (il piumone d’ocone di cui parlavo in un vecchio post) che hai la netta sensazione che, quando attraversa un uscio, ci resti rovinosamente incastrato. Glielo dico tutte le volte di buttare quel piumino, che lo fa tre volte tanto ( come se di base già non ci fosse materiale sufficiente). Intigne.
Poi, si è comprato sta macchina sportiva ultrafica di cui è tanto fiero, di quelle bassine però, abitacolo piccolo, che io ce sguazzo su quel sedile, lui invece sembra che per farlo uscire devi usare il calzante.
Prima non gli piaceva la musica. Avrei sempre voluto regargli uno stereo per la casa, uno per la macchina con lettore cd, mai lo ha voluto perchè non gli interessava.
Ora, improvvisamente, è diventato un masterizzatore ambulante.
Mi ha anche fatto un cd. Lui a me. Incredibile.Mi ha detto ” ti ho fatto un cd con le tue canzoni preferite”… Lo ascolto. Celentano, Zero….ma quando mai ho detto che a me me piace Renato Zero?????
Comunque, torniamo a noi. Il ristorante è gradevole, come al solito entriamo e lui viene immediatamente riconosciuto da cameriere e proprietario. Ci danno un bel tavolo, ci stanno tutto il tempo intorno come fossimo Carlo e Camilla, lui ha questa particolarità di veicolarsi la simpatia delle persone anche se era solo la seconda volta che visitava il luogo.Chissà perchè.Forse perchè magna na cifra, e quindi è un ottimo cliente!
La cena soddisfacente, non è il posto migliore dove io abbia mai mangiato ma è meglio di salsicce e crauti alla birreria Peroni.Durante la cena stessa gli chiedo ( ma proprio pe scherzà) se ha trovato una fidanzata. Ci siamo lasciati a gennaio 2004. Mi dice che è uscito con una. Gli chiedo dettagli. 22ENNE MAGRA TETTUTA MORA OCCHIO BLU SIMPATICA E INTELLIGENTE.
Seeeeeeeeeeeeeee. E io stasera vado a ballà il Flamenco con Joaquin Cortez.
E namo!!!!Comunque, povero, voleva farmi ingelosire, non ci riesce perchè io, a parte il suo bene, non voglio altro. L’unica cosa che mi da fastidio de questa ( se esiste) è che c’ha otto anni meno de me. Me sento rottamata. Comunque è lui a dire che è troppo giovane e che non hanno nulla in comune, lei studia ancora, e quidi ci è uscito solo due volte. Sono consapevole che l’80% delle cose che dice è falso come na moneta da tre euro.Ma non è più un mio problema.
Bevendo bevendo, come al solito esco di lì che sono un pò ubriachina.
Mi porta a casa.Sotto casa mia ME ZOMPA LETTERALMENTE ADDOSSO.Non ce potevo crede. Non lo faceva manco quando stavamo insieme. Gli chiedo ” che fai?” e fa ” tocco, che non posso?” e io ” ma scusa, perchè?” e lui ” perchè me va”.
Eccerto. Me sembra una ragione sufficiente.
Se tutti quelli che je va mi smucinassero così, stavo fresca.
Gli rimetto a posto quella soppressata che cià al posto della mano orpellata dagli anelloni tribali e me ne vado a casa:)))

Colazione da trucidy

1 Marzo 2005 10 commenti


Il bar sotto il mio ufficio è quanto di più variopinto ci sia al mondo.
Ce trovi de tutto.
Non faccio mai colazione al bar, la colazione mi viene imposta in casa, a base di pane e marmellata con latte semitiepido ( dopo una lunga rappresaglia con la genitrice che sostiene che lo devi bere moooolto bollente, perchè così ammazza i germi, avoja a cercà de spiegaje che se hai la gola arrossata e ce butti sopra il latte incandescenete poi non parli più pe un mese, nc’è gnente da fà), quindi è raro che vada a far salire gli zuccheri nel bar all’angolo.
Sarà anche che il luogo non mi è simpatico e non è stato mai di buon auspicio perchè , nel periodo delle mie chat disadventures, era diventato il ” luogo del primo appuntamento “. E’ qui che ho incontrato la prima volta matrix, l’uomo avarizia (by g., vedi post relativo), alberto (l’uomo sposato più bello al mondo), e qualcun altro…tanto che, probabilmente, i camerieri penseranno che sono solita uscire ogni settimana con uno diverso. Che tutto sommato, non sarebbe poi manco tanto male.Ma si…basta co sti falsi moralismi!
Comunque, dicevo, il luogo di perdizione prevede: alla cassa una tipetta pittoresca cotonata e ungulata, tanto volgare quanto veloce, quindi, in fondo chissene frega se non ti ci faresti mai vedere in giro, l’interessante è che sia rapida nel conteggio e nella digitazione dei numeri.I camerieri sono storditi completamente, sarà perchè la clientela è molta, quasi tutta avvocatizia o similare, e quindi, poveracci, non gliela fanno più di vedere questa gioventù pseudo rampante che si porta la valigetta di pelle pure a pranzo, per far veder che la possiede, quindi è titolata. tristessa.
Ebbene, stamattina mi siedo, e mi accingo a ingollare un cornetto integrale ( eccerto, la mia linea – giusto na linea è, non vedo altro – va mantenuta, no)quando vengo avvicinata da un tale…così, all’apparenza, mi ricordava qualcuno ma….non riuscivo proprio a focalizzare….laido quanto basta…col labbrone lucido e insalivato..insomma un horror con le gambe….ma si!!!!!!!!!!!il mio compagno di banco delle medie!!!!l’orrido!!!
quello che faceva il bagno solo al sabato pomeriggio e nell’occasione si lavava le unghie. Tutto il resto della settimana erano color petrolio.
Mo io dico..come cacchio ha fatto a ricnoscermi?
Alle medie io ero così abbigliata: tutta vestita di rosa. Dallo scaldamuscolo ( sempre presente pure sul vestito elegante, facevo danza classica ed ero convinta che andassero messi su tutto) ai guanti.Capelli raccolti in una coda inquietante tenuta su da una miriade di mollettine, manco di quelle graziose, colorate ( oddio forse a quei tempi non c’erano sul mercato? non me lo ricordo..) ma quelle nere, da ferramenta, de mi nonna insomma. Secca come n’alice, bianca come un cencio, insomma una vera scaldavivande. Come diavolo ha fatto a riconoscermi????
E si che sono cambiata..voi non lo potete sapere ma…giuro che è così:)
Insomma, mi si appiccica ricordando dei bei tempi ( quali bei tempi? quando nessun ragazzo mi copriva manco di uno sguardo, l’adolescenza radeva al suolo quel poco di felicità che avevo da bambina, le curve che vedevo spuntare sulle mie amiche si tenevano ben distanti da me e l’unica cosa che mi piaceva era la scuola?) e mi dice se magari, qualche volta, ci vediamo..
gli ho dato un vecchio numero omnitel che uso per queste circostanze.