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Archivio Novembre 2004

La serie Avventure di chat goes on: MAGNOLIA

25 Novembre 2004 5 commenti


Un sera di marzo, 2004

Ho conosciuto in chat Dadà il Cazzaro, poi detto Zum Zum, qualche giorno prima che venisse a Roma per lavoro.
Quella stessa sera mi ha telefonato, e le sue cazzate mi hanno tanto affascinato. Sarà che avevo tanta voglia di essere intortata, eh beh lui con le sue storielle false come na moneta da tre euro ci è riuscito benissimo.
Ci diamo appuntamento per mercoledì sera, quando sarebbe venuto a Roma per una riunione.
Ci vediamo non lontano da dove lavoro io.
Arrivo come al solito, bella come er sole, profumata come un bottiglia del body shop, perfetta in ogni dettaglio.
In foto pareva non male, anzi, decisamente gradevole.
Quando arrivo su luogo, cerco con lo sguardo uno che poteva somigliargli.
Nulla. Dopo un girar di sguardi da partita di tennis, avvisto un ometto vicino alla scala della metropolitana.
Alto come un tubo de latte condensato.
Di viso gradevole, ma nano!
Vabbè. Stretta di mano, chiacchiere, il soggetto è simpatico, e poi è talmente strafatto di me che mi gongolo nella mia parte da star. Quanto me piace!
Insomma, passeggiata, tè caldo, gira che ti rigira finisce che ci si bacia.
E voi direte: ari-daje!!!
Teniamo conto che uscivo da un periodaccio, e questa storia delle chat si è aperta e conclusa nel giro di qualke mese.Adesso son allergica.Ma l’esperienza serve anche a questo.
Il ragazzuolo bacia bene, solo…avverto un…odore…curioso…come di….caciotta che….non so spiegare….
Riprovo.
Lo stesso.
Uhm…..mumble….dunque: l’alito non è. E’ buono, normale, diciamo. La pelle…nemmeno..ma poi è marzo, abbiamo i cappotti fino alle orecchie, come faccio a sentire la pelle?
Mi convinco di aver sentito male, ci salutiamo, ci diamo appuntamento per il giorno successivo.
Lui alloggia, nei tre giorni nei quali è a Roma per lavoro, in un albergo in quartiere innominabile che non sto a riferire, se no gli autoctoni mi corcano di botte, e che io ovviamente mai ho frequentato, e che per giunta è lontanissimo da casa mia.
La mia auto è rotta.
Lui è a piedi, è venuto in treno.
Mi chiede se lo raggiungo in albergo dopo cena.
Un pò curioso come invito galante, ma accetto, comsapevole che ivi recherommi in taxi.
Lui insiste per farsi carico della relativa spesa, io che Elseve, valgo e sono indipenente, rifiuto recisamente.
Arrivo con un tassista che non la smetteva più di raccontarmi della sua vita alle 22.15 nel piazzale dell’albergo, in questo quartiere del tutto nuovo per me.
Il cancello è alto, altissimo, non si vede al di là. Per un attimo ho pensato che al di là ci fosse l’Inferno.
Scendo, pago, il tassista va via.
Chiamo al cellulare il deficiente. Non mi risponde. Allora cerco un citofono sulla cancellata, suono.
Si apre automaticamente.
Nel frattempo lui mi richiama. Mi dice di cercare tra i vari residences, quello di nome Magnolia.Apprendo così, che non trattasi di un comune albergo, ma di uno stuolo di residences con nomi di fiori. Vago e vago, e trovo magnolia.
Dal nome, te lo prefiguravi profumato e accogliente.
Salgo le scale, al terzo piano trovo la sua stanza.
Non bruttissima, diciamo che pareva uno di quei sobborghi newyorkesi di cui manco conoscevo l’esistenza su Roma.
Come si fa a mettere su un albergo così!
Il divano è di velluto verde ( sto velluto mi perseguita)..
Mi fa accomodare. Non c’è nulla da bere se non una birra iniziata.
Mi vezzeggia e mi riempie di complimenti.
Mi bacia.
Ancora.
Ancora quell’odore di….Brie? Gorgonzola?…….
stavolta è in camicia….E’ L’ASCELLA!!!!!!!!!!!!!!!!!!
QUEST’UOMO HA L’ASCELLA CHE SA DI FORMAGGINO MIO!!!!!!!!!!!!
Ittero. Attacco di ittero. Cosa posso farmi venire? Una colica renale.
Il morbillo. La toxoplasmosi.Tosse convulsa ( eh, quella me verrà, pe quell’odore infernale)…
“Scusami, non mi sento bene, credo proprio di dover porre termine a queste spleeendida serata prima del previsto “…06.3570. Fuori in un secondo.
Benedetti tassisti!!!!!

Natale, quanta retorica

24 Novembre 2004 8 commenti


Manca un mese.
Ho appena letto un post in cui si faceva la solita retorica natalizia.
E Gesù bambino qui, e l’asinello lì, e non ho voglia del tacchino, e per una volta voglio pensare ai bisognosi, e il Natale non lo sopporto, è una festa commerciale…
Io no.
Non voglio fare retorica gratuita. Siate onesti. Il Natale vi piace a tutti.
Probabilmente vi instilla quel leggero senso di malinconia come succede anche a me, ma in fondo ve piace pure quello!
Sono contenta, io.
Contenta di dover sgambettare (almeno una volta all’anno) per trovare il regalo giusto per ogni persona, anche nella piena consapevolezza che a me toccherà come al solito il regalo sbagliato (due per tutti: mia sorella due natali fa mi regala una bilancia pesapersone, ricordo che peso 45 chili da sempre, a che me servirà mai una bilancia? – e l’anno scorso invece, un fantastico APPENDIPRESINE della Foppa Pedretti. Ora, glisso sul fatto che vivo con i miei e di un appendipresine non saprei che farmene, non avendo una dimora mia, e che, presumibilmente, nella predetta mia futura dimora l’appendipresine summenzionato non sarà punto intonato con l’arredamento che IO sceglierò, ma sottolineo che l’oggetto in questione accoglie solo le apposite presine sempre della Foppa Pedretti, che hanno una calamita al loro interno che va ad appiccicarsi alle relative calamite posizionate in fila come i Nani sul bastoncello dell’arnese donatomi….quindi, o ce metti le presine sue o ciccia. CHE CAZZACCIACCIO CE DEVO FA’???).
Nonostante questo, dicevo, sono lieta di correre su e giù destreggiandomi tra la scelta del dono, il suo prezzo quasi sempre da incubo,e la faccia semiallegra e ipocrita da morire che lo riceverà.
Sono contenta di addobbare la mia casa come si conviene e di addobbare me medesima alla guisa di un alberello con i fili dorati.
Di dannarmi l’anima perchè fino all’ultimo giorno, disorganizzati come sono in casa mia, non si saprà a casa di quale zia si andrà a cenare e/o pranzare, e mia madre mi farà arrivare in ritardo come è d’uopo.
Di sentire le canzoni di Natale e sentire mia madre che, dalla cucina, gli va dietro e non riesce mai a fare l’acuto di ” luuuuce dona alle menti” e le esce solo una vocetta querula degna di un aquilotto recante in bocca una spugnetta d’acciaio per graffiare i piatti.
Di combattere, come alla presa della Bastiglia, per trovare una scusa plausibile per non accompagnare la mamma alla messa di Natale, che l’anno scorso mi ci ha fregato, e non sapevo che non era una messa normale ma che durava tre volte e mezza e quasi prendevo la residenza su quella panca!
Di litigare con le lucine che l’anno prima si accendono regolarmente e l’anno dopo, quando le tiri fuori dalla scatola nella quale sono state gelosamente e con tutta la dovizia riposte, decidono di fare ” a turni” e quindi alcune se ne vanno in settimana bianca.
Di trovare le scuse più ignobili per sottrarmi alla “tombolata ” del 25 ( e quando c’era mia nonna lo capivo, che si divertiva tanto, e quando c’erano i bimbi piccoli pure, ma mo’, chi dovemo fa’ contento?).
Di trovarmi ad incartare i regali fatti dalla mamma perchè lei che non è come me che mi anticipo tutto, arriva al 24 ore 23.58 che deve ancora impacchettare tutto.
Di darmi alla fuga nel pomeriggio del 25, quando fuori fa quasi sempre un freddo becco, e in giro non c’è anima viva, e andare a trovare qualche amico, e giocare a carte e vincere come sempre accade ( ciò la fortuna concentrata in quei giorni)o strafogarci di quei cioccolatini maledetti che a gennaio non fosse che sono a magra di natura diventerei un abbacchio bono pe’ Pasqua.
Di svegliarmi il 26, poltrire un pò, e osservare come la lunga corsa al Natale è finita. Di lì in poi ti rimane solo una cosa: cominciare a spaturniare per il capodanno.

L’indifferenza degli uomini

24 Novembre 2004 8 commenti


Oggi (na volta!) parliamo di una cosa seria.
Ci son uomini completamente indifferenti agli stimoli che una donna gli propone.
Ci sono uomini che, pur di evitare le discussioni, si nascondono dietro a un filo (di naylon, trasparente, appunto).
Uno così era il mio ex fidanzato. Per anni ho cercato di comunicare con lui. Di “contattarlo”, per trasmetteregli le mie sensazioni, le mie ansie, le mie paure, i miei disagi, le mie necessità. Cambiava discorso, quasi sempre. Se eravamo al telefono, se la cavava rapidamente con ” scusami, devo proprio andare ” ogni volta con una scusa diversa, ovviamente quasi sempre di lavoro.
Di persona, riusciva ad evitare il discorso chinandosi verso destra o sinistra e lasciando che scivolasse fuori dalla stanza.
Ho dovuto fare leva su tutte le mie risorse per non finire nel buco in cui stavo entrando. Sempre di più, lentamente, mese dopo mese, questa indifferenza, la negazione totale delle mie esigenze, mi stava portando in luoghi dove mai sarei voluta entrare, fatti di lacrime e insicurezza e voglia di restare a letto per non vedere quello che mi attendeva fuori dall’uscio.
Oggi, a distanza di molto tempo, incontro uo uomo simile. Un uomo che non vuole discutere, che non vuole polemiche, che non vuole confrontarsi.
A un sms in cui contesto il suo modo di fare, o in cui esprimo un malumore qualunque, anche non necessariamente diretto alla sua reale persona, risponde con baci e buongiorni e buonenotti e buon lavoro, come se rispondesse al messaggio di altri.
Al telefono, ma anche de visu ( è un vero artista in questo, mai ne ho conosciuto uno tanto sfrontato) cambia discorso con l’abilità con cui il mio cane ruba i croccantini ai gatti, andando a vertere su tutt’altro argomento e lasciandoti così a bocca aperta da non riuscire a gridare come vorresti fare.
Probabilmente lui pensa di riuscire nel suo scopo e cioè confondermi, forse non capisce che sono talmente allibita che non riesco ad esprimere il mio sdegno.
Sono fiera di quello che sono diventata a anche grazie a questo tipo di incontri. Fiera di essere uscita da sola, senza l’aiuto di nessuno, da una inquietudine che ormai è solo marginale, ma che una volta attanagliava tutte le mie giornate.
Fiera di sapere come comportarmi davanti a un uomo così, che forse non è neanche degno di essere chiamato tale.
Poi mia madre si stupisce davanti al telegiornale e alla cronaca di tante donne fragili che commettono gesti insani.

La sindrome di Mr. Big

22 Novembre 2004 3 commenti


Ne soffrono tutti gli uomini.
La contraggono all’asilo, credo, e non esiste vaccinazione.
Anche R., come tutti gli altri, ne è affetto.
Tutti hanno paura di stringere. Ancestrale timore di avere un cappio al collo. Hanno la sonora strizza di essere coinvolti in un rapporto di coppia che li faccia soffocare.
Di converso, tutte le donne cercano il contrario.
Oggi sono qua a chiedermi perchè. Perchè se siamo così diversi, se le ambizioni, le aspettative, i desideri sono così distanti, siamo fatti per stare insieme?
Ieri ho capito che non c’è strategia che tenga.
Con l’uomo che la sindrome di Mr. Big non puoi vincere. Puoi cercare di insinuarti subdola subdola nella sua vita, nella sua casa, ma lui si accorgerà subito se hai dimenticato lo spazzolino e te lo renderà con la scusa più idiota (eh già, perchè fondamentalmente si vergogna di se stesso e non confessa).Puoi tentare con simpatia e sagacia di organizzargli la vita.Ma non ci riuscirai (e io si che sono una maestra nel planning della vita altrui!).
Ogni volta che proponi l’argomento ” il nostro futuro ” o meglio, se non vuoi subito essere defenestrata, “il futuro “, con abili deviazioni lui slalomeggia fino ad arrivare a parlare del colore del soffitto, ed è così bravo che tu ti convinci a volergli dare dei consigli sulle tonalità pastello.
E’ abile. Mette in opera un tale terrorismo psicologico da convincerti che se riapri un’altra volta l’argomento ti rottamerà come una vecchia A 112, e visto che hai 30 anni, al massimo a 40 ti cambierà con due da 20.
Se è intelligente poi, ti farà credere che tu abbia finanche vinto delle piccole battaglie. E vai casa contenta che ti abbia reso lo spazzolino.

Matrix REFUSED: the last act

16 Novembre 2004 3 commenti


Sabato sera di quel penoso week end.

E’ il suo compleanno.
Siamo a casa sua, io gli avevo comperato un oggetto splendido che avrebbe regalato una puntina di orgoglio al dubbio arredo del suo appartamento, e infatti lui lo gradisce molto ( in realtà ho pensato che avrebbe gradito parimenti un intimo da uomo panterato o un set di salumi delle marche, ma ho scacciato subito via quel pensiero).
Dopo la cena – sulla quale come al solito glisso, le sue cene erano sempre composte dal nulla+insalata, cioè tentava di attopparmi (e per attoppare il mio stomaco 3cmx3 basterebbe anche un rocchetto di filo) con la lattuga (embè, che volevi trovà dentro quella casa, la gallinella, la valeriana, la passiflora…no, ‘a lattuga romana e te la fai sta’ bbbene)e poi con una serie di schifezze spalmabili, quali salse varie, condimenti vari di origine imprecisata, che a suo dire ” trovavi sololllà”. Cioè, sta massa informe di salsette e di olivette e di salamuncoli e di pomodorini grigliati da chissachi, li trovavi solllà perchè erano cibi particolari venuti da chissadove. C’era da dire, ” te credo che li trovo solo qua, e pe’ fortuna!”
Insomma, se non pesassi 45 chili mi sarei alzata da tavola con la fame, invece gli ha detto bene che mangio poco.
Comunque, dopo sta cena, regalo, dolce, due passi di salsa nel salone, camera da letto.Questa era la parte migliore di tutto a dire la verità, mi sentivo così uomo, avrei tanto voluto fargli sapere ” ciccio, l’unico motivo per cui usciamo ( anzi, entriamo) è che te la cavi discretamente a letto e non perchè il dialogo con te incanti i miei neuroni.
Questo gliel’ho detto solo qualche giorno più tardi.
La cosa che mi infastidiva parecchio era che, secondo me, anche lui mi vedeva allo stesso modo, ma gli uomini, ultimamente, si sono convinti che devono riempirti di castronerie smielate e di terre promesse per portarti a letto, e non si rendono conto che spesso non serve, perchè ci andresti comunque:)
Quindi ci teneva tanto farmi sapere che ero la donna che aveva sempre desiderato ed altre menate della stessa guisa.
Ma si sarebbe smentito da solo pochi minuti più tardi.
Siamo in camera da letto, intenti nei nostri giuochi d’ammmmorre.
Suona il citofono. Pensavo fossero i vicini che si lamentavano pr il volume dello stereo troppo alto.Lui va a sentire, lo sento farfugliare qualcosa, viene da me, si infila rapidamente qualche cencio addosso, mi dice che sono arrivati , a sorpresa (ODIO LE SORPRESE) dei suoi amici per fargli gli auguri, perchè lo credevano solo e volevano fargli compagnia pensandolo depresso.
E io ho obiettato che, come dire, non è che mi trovassi nelle migliori condizioni per ricevere ospiti..lui mi ha chiesto se, per favore, potevo vestirmi e darmi una rassettata, che li avremmo ricevuti solo per un bicchiere e una fetta di dolce (che i simpatici amici avevano provveduto a portare) e poi li avremmo salutati.Ero fuori di me, ma non arrabbiata, quanto più confusa, mi sembrava di essere uscita dal mio corpo.
Così nel giro di 3 minuti mi trovo a cercare le mie vesti nella predetta camera, quando mi accorgo che il sacchetto dei cosmetici è rimasto in bagno, e per raggiungerlo dovrei passare davanti al salotto dove lui ha già fatto accomodare queste gentili persone. Cazz!!!!!
Esco dalla camera, non prima di essermi impostata sul viso il più falso sorriso di circostanza mai veduto nella storia del cinema, con un occhio truccato e uno no, e i capelli che grazie al Cielo sono sempre a posto anche se li metto in lavatrice, almeno davano un senso al mio essere donna.
Mi presente questa banda di smandrappati.
Tre donne, una più panterata pitonata ghepardata dell’altra. Forse c’era un concorso ” vince il più coatto ” e io non lo sapevo, avrei potuto almeno cercare di prendere il premio di consolazione.
E poi un uomo, il suo migliore amico, un tale con la faccia confusa e un neurone orfano di entrambi i genitori.
Presentazioni, mangiamo il dolce, scarta i regali, se ne vanno.
Inorridita. Io sono inorridita, non sono mai stata più imbarazzata in vita mia, fare la parte della prima sciacqua che passa di là mi ha così urtato i nervi che lo avrei seppellito all’ippodromo delle capannelle, sotto un mare di cacca di cavallo.
Lui mi si avvicina e mi bacia. Dando per scontato ( ma sti uomini li fanno coi timbrini di poochie, tutti uguali?) che la passione si sarebbe riaccesa in me come 15 minuti prima al solo contatto con le sue labbrucole.
Mi incazzo. E gli faccio notare che, sai com’è, in genere quando una donna è un pò adirata non ha tanta voglia di pendere dal lampadario con la guepierre, no? E lui, cercando di rimediare alla bieca figura che mi aveva testè fatto fare, mi dice ” madddai, non è successo gnente, poi che te credi, l’amiche mie, ce so’ passate pure loro “.
Forse non ho sentito bene.
Scusa, mi ripeti il concetto?
“Eh, ci sono passate pure loro, ner senzo che una se l’è fatta l’amico mio, una me la so’ fatta io, l’artra no perkè è sposata, ma è solo questione de tempo ”
Questo l’ammazzo con le mie mani.
Cioè, scusa, fammi capire, mi stai dicendo che una di quelle lì, che tu chiami ” amica ” (gli uomini hanno questo bruttissimo vizio di catalogare sotto la dicitura amica: ex fidanzate, ex tresche, ex passeggiate da letto, maestra dei figli, cassiere, shampiste, parenti, amiche vere) una che è già passata dalla tua camera da letto?
Ma forse , ho capito male io, si starà riferendo a una tresca di vecchissima data, con la quale, oggi, dopo tanto tempo è diventato amico.
Quindi gli chiedo a quando risale questa loro relazione.
E lui ” mah, na cifra de tempo faaaa, saranno armeno 4 mesi”
Quattro mesi? QUATTRO MESI?????CIOE’, TU CHIAMI AMICA UNA CHE TI SEI RIPASSATO QUATTRO MESI FA E QUESTA BRUTTISSIMA SHAMPA SI PERMETTE DI VENIRE QUA, A SORPRESA, LA SERA DELLA TUA FESTA, PER FARTI GLI AUGURI COME FOSTE STATI COMPAGNI DI BANCO???????
E io dovrei sentirmi meglio pensando al fatto che lei, certamente, non avrà pensato che io fossi l’ultima delle sciacque perchè la stessa parte nel musical ” questa casa è come la stazione, gente che parte, gente che arriva ” l’ha recitata anche lei appena 4 mesi fa?
Matrix fu defenestrato.
Quella sera ho capito definitivamente che non potevo assaltare la mia immagine e la mia intelligenza con un gasteropode con la sagacia di un tirannosaurus rex.
06.3570, il taxi è la salvezza delle donne moderne.
Elseve, Perchè io valgo, e anche voi.

Matrix REJECTED

15 Novembre 2004 6 commenti


un venerdì di marzo, ore 1830.

Matrix – lo chiamo così perchè era un grande fan dell’omonima serie di film – viene a prendermi al lavoro, con la sua macchinina bianca (odio le auto bianche).
Ci attendeva un weekend da trascorrere insieme.
Un intero week end, fino alla domenica sera.
Entro in macchina, lui sta parlando al telefono con un suo amico. Fino a quel momento non mi ero resa conto di quanto fosse volgare.
” Escerto…..ettecredo ao’….no ma quella zocc….je scureggia er cervello ao’……anfamone…..no mo’ senannamo ar cinema…noosoavvvedecchè…(omissis)”
Inorridita. E non che io sia la regina dell’eleganza…anche io, quando voglio, mi lascio andare…ma non così!
Ad aggravare il tutto, l’abbigliamento del soggetto (quando l’hò conosciuto era ancora inverno, era coperto, non si vedeva un gran che ):pantalone gessato, maglietta nera modello “appiccicataaddossofapiùtendenza” scarpa sportiva nera…e fino qua….giubbottino modello jeans corto alla vita…bianco.
Orrendo.
Volevo morì. Mi pareva di stare dentro a un telefilm anni 80.
Comunque, il punto era questo: era ancora venerdì , ore 18.33, e io avevo già voglia di andarmene a casa. E non sapevo come uscirne.
Si va al cinema. E io penso ” meno male, almeno lo vedranno in pochi, giusto all’entrata, poi è buio “.
Ma lui, a sorpresa, mi chiede se quella può essere l’occasione per indossare un capo cui tiene tanto. LO SPOLVERINO DI MATRIX.
Cioè, voglio dire, questo si era andato a comprare, spendendo una fortuna, peraltro, lo spolverino di pelle lungo fino ai piedi, nero, uguale identico aquello di Matrix. Solo che a lui je cascava e pendeva da tutte le parti, e in giro per la città con quella tunica nera addosso pareva un bacarozzo, piuttosto che Matrix:)
Ebbene, la volta che me lo mostrò con grande orgoglio, gli avevo severamente proibito di indossarlo quando fosse uscito con me.Però, facendomi due rapidi conti, ho pensato: meglio lo spolverino, che almeno lo copre da capo a piedi, oppure sto giubbottino bianco riflettente che pare na striscia pedonale? E così acconsento al cambio d’abito.Lui mi guarda felice e soddisfatto, con due occhi da cernia indimenticabili, convinto che quella fosse la prova del mio amore, un come dire ” ho capito quanto vali e ti amo per quello che sei ”
Così, passiamo a casa sua per la vestizione.
Ma il fedifrao mi frega. Approfitta del mio si per vestirsi da Matrix di tutto punto. Eh si, perchè lo spolverino includeva anche:
capello gellato tutto tirato indietro;
pantalone nero pellato in abbinamento con lo spolverino;
anfibio nero alto fino al ginocchio.
Quando esce dal bagno così abbigliato ho pensato di:
1) prendere un taxi ( come al solito ) e scomparire
2) essermelo immaginato, più e più pizzicotti per scercare di svegliarmi;
3) essermelo meritato, mi è passata tutta la vita davanti come quando ti investe un camion, alla ricerca infruttuosa di una mala azione che avesse generato cotanta punizione.
Così…..incarto e porto a casa. Usciamo, e andiamo al cinema, io, bella come il sole, nel mio soprabitino color ruggine di velluto a costine molto ma mooolto british, e il fellone, travestito da Matrix, fiero come un bambino con la nuova scatola dei pennarelli.

love disadventures continua: MATRIX

15 Novembre 2004 1 commento


Ho conosciuto Matrix una sera di marzo.
Sulle prime non sembrava affatto male. Discretamente educato, conciato in maniera normale, viso piacevole, bel sorriso, fisicamente gradevole insomma.
Quel tanto che ci frequentiamo fra ristoranti, e cinema, nulla da rilevare.
Il bello viene quando vengo invitata a cena a casa sua (chissà pechè c’hanno sta fissa di cucinare gli uomini, mo fa te tendenza questo malinteso senso dell’emancipazione e dela parità pure per loro…o forse…è solo una scusa per portarti a letto? me sa la seconda che ho detto).
Mi aveva preannunciato l’arredo della sua casa come quantodipiùadattoaunadonnacisiaalmondo:))Aveva favoleggiato di un letto color rosa spice girl nel quale ogni sua conquista si era sentita terribilmente a suo agio.
Forse dovevo capire…ma la mia voglia di sociologia di questi ultimi mesi mi spinge a verficare e a toccare con mano (oddio, forse questa non dovevo dirla!).
Entriamo in casa. Rapido sguardo alla mobilia…avete presente casa di gollum (cfr. i post relativi)? Peggio. Deppiù.
Divano in velluto bordeaux-bordello con poltrone abbinate. Glisso sulla scaffalatura in vera formica bianca, contenitore di qualune oggetto più squallido esistente al mondo.
Mi fa accomodare nella sua splendida cucina metri due per due, a una meravigliosa tavola, apparecchiata con tutta la dovizia del caz….ehm, del caso, con (come ar solito me verrebbe da’ dì!!!) stoviglie di plastica, ecc. (vedi casa di gollum).La parte migliore viene dopo cena. Subisco un attacco modello guerra in Crimea ai polpacci in quanto il malcapitato, con la grazia di un crcopiteco nano, mi catapulta sul divano di velluto anzidetto cercando penosamente di sedurmi.
Mi divincolo e gli faccio notare che, al primo appuntamento, in effetti mi sembra un pò prestino affrontare questo argomento.
Ma ho il piacere intanto, di osservare la camera da letto che sarà spettatrice di lunghe interminabili ore di sesso 7-7 1/2, in un ambiente degno del migliore bordello: letto con testiera imbottita rosa barbie; specchi posizionati giustappunto davanti al letto medesimo, e glisso sulla restante parte del’arredo in formica abbinata al salone, e alle lucine modello osservatorio astronomico posizionate sul soffitto.
Continua….

gollum ..che passione!!!

12 Novembre 2004 3 commenti

seconda e…ultima Gollum_puntata

Mi sono fatta incastrare.
Mi sono detta ” perchè devi essere sempre così inesorabilmente legata all’immagine? Allora ha ragione tua madre! Si, che badi solo alle apparenze…e allora, diamo una seconda chance al piccolo Gollum “.
Peraltro, non potevo tirarmi indietro. Dopo mesi di posta elettronica (meglio dire così che mail, che non so mai se al plurale ce va la esse onnnnò) vicendevole, nella quale mi ero anche segnatamente dichiarata pseudo innamorata di un uomo che non conoscevo ancora ma che mi riempiva così tanto delle attenzioni che quel carciofo del mio ex non aveva mai saputo darmi…non potevo fare la figura di quella che ” ti ho visto, sei orribile, non ti amo più, non uscirò mai più con te “. Eh no.
E quindi decido di uscirci ancora. Anzi, sarebbe meglio dire, di entrarci. Eh si, perchè stavolta mi invita a cena casa sua.
Dimora terribilmente spoglia, mi fa una pessima impressione appena entro ma, memore delle raccomandazione di mammà, di non badare solo alle apparenze, mi ricaccio in gola l’urlo tarzanesco che stava venendo fuori e sorrido, ricordando che il poveretto è a Roma solo da qualche settimana, trasferitosi per lavoro, e quindi vive in un appartamento ammobiliato per cui gli arredi, di dubbissimo gusto ( uno per tutti, il divano:color verde smeraldo di velluto, in realtà quando è già troppo tardi scopro essere composto da due poltrone avvicinate tenute insieme da uno spago, che si apre penosamente sotto il peso del mio esile corpicino, mandandomi a finire nel buco, si, proprio così) non sono farina del suo sacco.
Il piccolo aveva già preparato la cena, composta da antipasti di dubbia provenienza, pasta alla …oddio non mi ricordo più il nome, ma sono certa che non esiste, comunque in sostanza condita con la pasta d’olive nere e niente più, e pane a volontà.
Cena apparecchiata su una graziosa tovaglietta floreale di plastica con stoviglie di plastica e tovaglioli di carta, il tutto ovviamente posizionato nel modo sbagliato. Monsignor Della Casa avrebbe avuto un attacco di scorbuto.
Però c’era la candela. Bianca, orrenda, modello “fai un’offerta per la tua chiesa” ma c’era.
Terminata la cena ( cena…puahhh) mette su un pò di musica melensa…e mi bacia.
A questo punto le opzioni erano due:
1) 06.3570 radio taxi e sono fuori in un secondo
2) tentare. Tentare se, come ripetono la mamma e la mia brava sorella figlia dei fiori ( ma di quali fiori, mi sono sempre chiesta)al di là dei modi da portuale, di un accento incomprensibile, di un gusto per l’abbigliamento e per la scelta dei cibi a dire poco opinabile, di un fisico ributtante, di un occhio vitreo, di un umorismo di un cactus, potesse esserci l’uomo dei miei sogni..quello che bacia da Dio, quello che quando ti bacia si trasforma in principe azzurro ( era così la fiaba?)…
e allora tento.
Niente da fà, questo ranocchia era e ranocchia rimane.
Non vedevo l’ora di andare a casa, la sua saliva mi dava i nervi, quella sua lingua da camaleonte pure, quegli occhietti da iguana che mi scrutavano alla ricerca dei sentimenti che io non provavo pure…ho anche pensato di ucciderlo, tanto non avrei avuto problemi a trascinare e sotterrare il cadavere..era talmente esile che sarebbe stato come sotterrare uno scottish terrier.
In genere poi, i resti (se non vuoi farli spariere subito) si conservano per qualche giorno in frigo, ma per lui sarebbe bastata anche una borsetta termica modello ostia a ferragosto:)
un pò è che baygon (più tardi nel tempo l’ho soprannominato così, avrei voluto sopprimerlo con un semplice antizanzare) era veramente troppo brutto. troppo basso. troppo magro. troppo nasone! insomma, portarlo fuori era un delirio, andarci in giro insieme era come quando eri piccola e la domenica per la parrocchia facevi uscire i disabili, farsi vedere con lui era un autentico delitto alla mia, prestigiosissima, immagine….come potevo fare? come scaricarlo con delicatezza? come potevo dirgli” senti quei 2 o 3 ti amo mi sono scappati presa dagli ormoni e da un malinteso senso di riscatto verso le storie d’amore da fiaba che non ho mai avuto, mi vergogno ad uscire con te e penso che non ci sarà nessun mulino bianco tra di noi.dimentichiamoci “????
Non l’hò fatto. Da vera pusillanime, e con fare propriamente maschile, mi sono fatta scaricare. Non c’è voluto molto. Qualche giorno di comportamento bieco degno del peggiore dei bipedi maschi, e il piccolo mi ha scaricata:))
Proprio quello che volevo!!!
Ho dovuto anche far finta di essere dispiaciuta….

Love dis-adventures – avventure di chat

12 Novembre 2004 2 commenti


Deciso.
Da oggi comincia la saga delle chat/love dis-adventures.
Ho cominciato troppo tardi questo blog,saltando le avventure più esilaranti di tutta la mia vita.
Comincerò da A.

Ho conosciuto A. lo scorso dicembre.
Dopo mesi in cui ci scambiavamo mille mail(qui ci va la s al plurale?) quotidiane, arriva il grande giorno. L’incontro. Mai visti nemmeno per fotografia.
La sera precedente accade quello che doveva essere un terribile segno d’allarme: il ragazzo mi comunica che l’aspetto fisico non è importante.
Che, fossi stata_bassa_magra_grassa_cosparsadipiaghepurulente, oramai si era innamorato del mio carattere (?) e quindi l’esteriorità non sarebbe stata rilevante. Gulp!!!!!
A saperlo… il signficato di questa frase doveva essere più o meno questo : “Cara la mia Carrie, sono alto circa un metro e venti, secco che il pigiama mio a righe cià na riga sola, ho perso i capelli dalla paura quando l’ultima volta , all’asilo, mi sono specchiato, ho un naso che assomiglia a un cercopiteco nano (per intero),gli occhi infossati ma verdi (verde palude, ndr), spiccato accento della mia città (che, non dico qual’è per essere cortese) e quindi quando parlerò non ti sarà mai dato di capire un piffero di quel che dico, vesto in modo decisamente sgradevole ( quando lo vidi la prima volta in giacca pensai che avesse messo due rosette nelle spalle per renderle gonfie)insomma, per fare un paragone con i tempi moderni, una sorta di gollum ma ancora più bruttarello.
OSSANTIDDIO!!!!!
Ci diamo appuntamento fuori dal pub di una mia amica.
La mia amichetta A., minacciata di morte violenta e torture giapponesi, alla fine aveva acconsentito ad accompagnarmi.Quando lo avvistiamo, fuori dal locale, A. scoppia a ridere. Fatico da morire per non fare lo stesso, e, del resto, mi rendo conto dello svolgimento delle successive ore che seguiranno, e che non c’è proprio niente da ride.
Allunga penosamente quella liana che cià al posto della mano e sussurra sorridendo ” complimenti, sei molto carina “…logico sarebbe stato rispondere ” tu pe’ gnente, me pari ‘a brutta copia de gollum “…invece sorrido educatamente, ma ho il buon gusto di tacere.
Seguono due ore seduti nel pub, tra le risa e gli ammiccamenti delle mie amiche, e lui invcee mi guarda adorante, come fossi l’unica donna al mondo ( e te credo, l’unica disposta a farsi vedere in giro con lui) ed è proteso verso di me come un’iguana, tanto che avevo cos’ paura che di punto in bianco tirasse fuori la lingua…
Dopo le cennate due ore, la mia amica A. finge un malore improvviso che ci consente la fuga, e così, lasciando il povero implume fanciullo davanti alla suo punto rossa, ce ne andiamo…non prima di aver ricevuto un presente, che avrei scartato solo in macchina ( non ce l’ho fatta ad aprirlo davanti a lui e sorridere di nuovo)…un libro di poesie, con tanto di dedica….cara, carissima persona, ma maremma toscana sei sei vera-veramente bruttooooo!!!!!!

wednesday

10 Novembre 2004 1 commento

mercoledì…e dico, cavolo, non ci vediamo da domenica, si può sapere perchè cavolaccio non arriva una mail..un sms….una telefonata…per dire…” senti…non ci vediamo da domenica….posso venire a prenderti…un cinemino…una cenetta” ….insomma una qualche cavolo di iniziativa!!!!
ma perchè gli uomini sono così morti??????
sarà anche che oggi mi gira malissimo.
il mio ex per l’ennesima volta mi ha fatto notare quanto sta male senza di me, quanto sta morendo di dolore, dice che forse si trasferisce all’estero per dimenticarmi..non sa che non ci riuscirà neanche lì:)))
però mi spiace per lui..ma del resto chi ha cagionato questa situazione non sono io.
una giornata uggiosa, a tratti sprazzi di sole, un’ora e mezza per arrivare in ufficio in un traffico demoniaco…meno male che la metà della settimana è passata.